Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




venerdì 10 giugno 2016

La Milano disumana dei grattacieli del Qatar


Massimo Fini
Abito ai margini del nuovo quartiere che ruota intorno a piazza Gae Aulenti.
Le mie finestre stanno proprio davanti al ‘grattacielo a banana’, il più alto di Milano, che per la sua forma sbilenca sembra che possa precipitarmi addosso da un momento all’altro. Prima vedevo le prealpi e le alpi, la Grigna di manzoniana memoria, il Cervino, il Rosa.
Milano non è una città di grattacieli, ma storicamente di palazzi signorili che vanno dal Settecento alla fine degli anni Trenta o di case alte non più di dieci piani ma soprattutto di case un tempo popolari che stanno anche in quartieri in pieno centro, come il Brera e Garibaldi, oggi ridotti a Disneyland per turisti scemi come quelli che a Parigi vanno a Montparnasse o a Montmartre, al Dome e alla Coupole credendo di trovarvi ancora Sartre, Breton, Max Ernst, Foujita, Van Dongen. 
In via Fabio Filzi ci sono in tutto un panettiere, un casalinghi, un fruttivendolo, un minimarket. Se hai bisogno di un martello devi andare su eBay.
Proliferano locali trendy che, oltre al lusso, respirano maleducazione da tutti i pori. Per trovare un posto normale devo spingermi verso la Stazione Centrale, dove c’è un piccolo bar tabacchi tenuto da una signora molto garbata che, se non lo sai fare, ti va a prendere personalmente le sigarette, che non ha in negozio, alle macchinette poco a fianco.
Ci passano davanti senza degnarci di uno sguardo belle signore, d’inverno impellicciate e con cagnolini incappottati. E io sogno di prenderle a calci nel sedere fino alla fine della via. La conosco, la conosco bene questa gente. La loro cultura è disarmante come la loro conversazione, perché non va oltre i talk show televisivi.
La Darsena è stata rifatta e ingrandita, ma adesso è affollata di turisti e di ristorantini di ogni specie. Un laghetto come un altro. Non ci sono più le coppie di innamorati che vi andavano a passeggiare e i pittori della domenica che vi cercavano un’ispirazione. Insomma Milano non è più roba per milanesi. 
Ha perso in larga misura la propria identità, quell’aria bonaria che per tanto tempo l’ha caratterizzata. E’ diventata disumana. Come forse tutto quello che, non senza che ci corra un brivido lungo la schiena, chiamiamo Occidente.
Massimo Fini [condensato dal blog]

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