Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




giovedì 15 ottobre 2015

I seminatori d’odio


Uno dei più frequenti strumenti del grande inganno dei controllori delle menti e dei sempliciotti al loro seguito, ai danni della Resistenza, e contro chiunque si opponga all'invasione in corso, oltre all'uso vigliacco dei termini "nazista" "fascista" "razzista" e "xenofobo", è l'accusa di "seminare odio". Un classico, come sappiamo. Ma bisogna stare attenti alle parole, al loro preciso significato, e al loro uso. Perchè lì si nasconde l'ennesimo inganno. E lì sta la chiave per capirlo. Un conto è provare odio, un altro conto è seminarlo. Chi sente odio verso qualcuno che gli fa del male, che lo vessa, che esercita verso di lui prepotenza e sopraffazione, o peggio, tenta di ucciderlo, in realtà lo sviluppa come reazione ad un'ingiustizia che subisce. Tutt'altra cosa è invece il seminarlo, l'odio. 
La differenza è fondamentale.
Ora, nella situazione attuale, chi è costretto a subire questa vile, inedita ed inaudita violenza della subdola distruzione del proprio popolo e occupazione della propria patria, ed in conseguenza di ciò ha una reazione, viene accusato, lui, con questa reazione, di seminare odio. L'errore di chi accetta e riproduce questa assurda concezione, è indotto anche dal quel sottile pregiudizio, da quell'ipocrita e nevrotica pervasione culturale della nostra società malata, del considerare i sentimenti negativi come vietati, tabù, non esprimibili e da reprimere. E le repressioni, si sa, sono segno e conseguenza di uno squilibrio. Una persona sana ed equilibrata vive tutti i suoi sentimenti, positivi e negativi, li riconosce e li accetta serenamente, salvo a gestirli in modo civile e razionale. L'odio è uno di questi sentimenti, un'espressione umana normalissima e comunissima, e che come tale va vissuta.
I buonisti nevrotici, ad esempio, che devono per forza e in ogni caso provare solo sentimenti positivi, e che rifiutano di vedere, reprimendole, tutte le loro sane "pulsioni di morte", sono degli squilibrati, appunto, perchè la psiche, che poi è il "noi stessi", il nostro io profondo, ha bisogno di essere accettata e ascoltata in toto. Ora, ritornando al tema, seminare odio significa invece, a differenza del provarlo, e stando appunto alla semplice lettera delle parole, fare, produrre, provocare qualcosa da cui è verosimile che scaturirà dell'odio. Essere responsabili del suo innesco. Non è il provarlo ma il provocarlo. Non è il sentirlo ma il farlo sentire. Ed è dunque chiaro, a questo punto, che nella attuale situazione i seminatori di odio non sono certo coloro che si oppongono all'invasione, e che resistono e reagiscono al genocidio in atto contro di loro, provando eventualmente dell'odio verso chi ne è responsabile. I veri seminatori di odio sono coloro che stanno causando e favorendo questo crimine.
Odiare chi vuole ucciderci e distruggere noi e le nostra famiglia, e lo fa in modo lento, pianificato e sistematico, è assolutamente sano e naturale, anche se ovviamente non è di per sè piacevole nè auspicabile. Come si può pensare che popoli secolari che si vedono occupata la patria da orde sterminate di barbari stranieri, non abbiano una reazione vitale? Passata la narcosi e l'alienazione, essi si sveglieranno, e tutto ciò un giorno sfocierà immancabilmente in un conflitto, probabilmente permanente. 
Sono quindi i buonisti i seminatori dell'odio più profondo e viscerale, e i promotori delle lacerazioni e dei disastri crescenti del prossimo futuro, frutto della disintegrazione dei popoli europei. E i cosiddetti immigrati, falsi profughi, clandestini che entrano illegalmente e con l'inganno nella nostra terra, sono i semi dell'odio futuro che dilanierà nuovamente l'Europa. E non li abbiamo gettati noi. 
Chi divide e semina odio è oggi chi programma il genocidio di un popolo realizzandolo sistematicamente attraverso l'immissione nella sua terra di milioni di stranieri. Chi divide e semina odio è chi disintegra in un attimo di storia una comunità per la cui costruzione ci sono voluti secoli, perversamente costringendola con inaudita violenza morale a subire l'occupazione e la convivenza forzata con etnie e culture estranee. Questi sono i veri immondi criminali che stanno gettando i semi dell'odio. Non siamo noi a seminarlo, l'odio. Essi lo stanno seminando in noi. 
Ed io oggi provo questo sentimento che non avevo mai provato prima. 
Odio chi sta perpetrando e favorendo questo genocidio, odio i criminali al comando di un sistema disumano e degenerato che lo hanno pianificato e sistematicamente lo stanno realizzando, odio i traditori ai loro ordini, odio gli zombi buonisti usciti di senno che collaborano alla messa in atto di questo nuovo olocausto, odio gli invasori che stanno occupando il mio paese e sostituendo il mio popolo, facendo sì che l'Italia drammaticamente cessi di essere la terra degli italiani. 
E, insieme a Gramsci, odio gli indifferenti a tutto ciò, e ancor più chi lo asseconda. 
Nè mi vergogno di dirlo, poichè nella gamma dei sentimenti umani, purtroppo, c'è anche questo, che a volte nasce quando meno ce lo aspettiamo. L'esserne consci e il rivendicarlo ci libera dallo strisciante logorio che sempre deriva dalla repressione delle emozioni. Che il nostro odio sia testimonianza, oggi e per i posteri, dell'immenso tormento di coloro che, contemporanei alla vicenda storica di cui i libri parleranno come di una svolta tra le più tragiche della storia europea, cercarono disperatamente di resistere.
Marco Zorzi

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