Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




giovedì 24 settembre 2015

Aleksandr Sokurov a Venezia


Aleksandr Sokurov è uno dei maggiori registi russi, premiato nei festival di Berlino, Cannes, Mosca, Toronto, Locarno, Reykjavík, e Leone D'Oro 2011 a Venezia


A Venezia il maestro russo confessa un incondizionato amore per l'Italia, e ci mette in guardia sulla minaccia rappresentata dalle invasioni straniere in corso, in particolare sull'incompatibilità tra la cultura europea e quella musulmana.
Il suo applauditissimo “Francofonia” è un apologo sul vecchio continente e una dolorosa riflessione sull’uomo europeo ormai senza radici, senza forma, senza senso. Tutto sta per perdersi, per naufragare come la piccola nave inghiottita dalla grande tempesta, su cui sono stipati i tesori d’arte.
Metafore trasparenti e crudeli su un continente perduto, quell’Europa che, per Sokurov,
«continua ad accumulare errori su errori». 
"Liberté, galité, fraternité" sono ormai parole perdute, vuote, ingiallite come le fotografie di Tolstoj e Cechov sui loro letti di morte in testa al film. Il tramonto dell’Occidente è il nostro presente e non vi saranno albe o resurrezioni se non sapremo difendere il nostro vissuto culturale.
Il regista non ha celato il suo pessimismo:
«Bisogna fermare queste invasioni interminabili e insensate. Ciò che sta accadendo sembra un incubo irreversibile, una catastrofe davanti alla quale i cittadini sono impotenti e i politici assenti. Altro che maestra di vita, la storia non ci insegna nulla.
Nessuno pensa a difendere la nostra cultura, che tra poco smetterà d’esistere. Ogni cultura ha bisogno di una certa distanza dalle altre, pur nel mutuo rispetto, e dev'essere trattata con accortezza: se crolla sarà impossibile ricostruirla. L'Europa è la mia vita, se naufragasse morirei anch'io. Il tempo dell’attesa e del tergiversare è finito. Per aiutare queste persone occorre intervenire nei paesi dai quali vanno via, provando a risolvere i problemi locali. Invece li stanno ammassando qui senza prospettive. I risultati saranno catastrofici per tutti. Ad andarci di mezzo sarà la nostra civiltà.
»
“Francofonia” è come il prologo di un requiem per l’Europa. Quasi una sirena d'allarme prima che vada a picco. Di sicuro uno squillo, un avvertimento, un monito in difesa della nostra civiltà che rischia di scomparire nel nulla, come la nave del film, che dovrebbe portarla in salvo, come la "Zattera della Medusa", il celebre quadro di Théodore Géricault esposto al Louvre.
Ma la tempesta è troppo forte, le onde troppo alte. La nave-Europa svanisce in infiniti punti neri, accompagnata dalle note agonizzanti dell'inno russo. Affonda con il suo carico prezioso, perduto per sempre per noi e per chi verrà dopo di noi.

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venerdì 18 settembre 2015

Giovanni Sartori: «L’Occidente è in disfacimento»



«Le Nazioni unite annaspano, inermi di fronte a un nemico che ammazza, sgozza e non fa prigionieri. L’Europa è una trappola che ci rende indifesi, dove tutti subiscono e nessuno può farci niente. Il pianeta scoppia, il clima cambia, il lavoro tracolla. Eppure l’Occidente è immobile. Contempla inerte il suo disfacimento..Dove finiremo, di questo passo, non so dirlo. La nebbia è fitta. L’approdo è sempre più incerto»
L’analisi di quello che è unanimemente ritenuto il politologo vivente più autorevole, resta impietosa, netta, chirurgica. Il suo ultimo libro, che condensa anni di studi, dice molto a partire dal titolo: si chiama “La corsa verso il nulla”. E disegna un quadro molto fosco.

«La battaglia di Vienna sancì nel 1683 la ritirata dei musulmani dall’Europa occidentale dopo una lunga battaglia che vide vincere i cristiani. Una guerra che la Chiesa affrontò in prima linea e che fu coronata dal successo. Dopo sette secoli, l’invasore fu sconfitto e ricacciato indietro.

Oggi che l’Isis si espande, devasta, sgozza, ricorre alla tortura e a ogni sorta di crudeltà per sfidare i suoi nemici giurati, ammazza tutti i prigionieri, fa cose atroci che non si vedono neppure in guerra, dove diavolo è finita la Chiesa? Perché il Papa non spende una parola sugli eccidi cristiani, sulle stragi dei cattolici in Africa e nel resto del pianeta, sulla persecuzione dei curdi? È di questo che devono occuparsi Bergoglio e gli altri. È su questi temi che dovrebbero prendere posizione, invece di immischiarsi in cose che non gli competono».
«Riguardo ai migranti, inutile sperare di risolvere le cose per via diplomatica. Bisogna muoversi subito, darci una mossa. Basterebbe tenere a distanza i pescherecci dalle nostre acque territoriali intanto. E anzi impedire del tutto che viaggino in mare. Dovremmo far saltare per aria zattere e imbarcazioni pronte a salpare. A quel punto resterebbe il mare a dividere due sponde lontane. Da noi, a nuoto, non ci arrivano di certo

L’integrazione non esiste. Quella che noi definiamo tale è in realtà soltanto un patto di reciproca estraneità. Io islamico ignoro te, tu occidentale ignori me. In Inghilterra questo falso mito ha prodotto nuove generazioni di pakistani che sono ancora più animose dei loro padri e inneggiano alla jihad. Chi crede in Allah non può integrarsi. Le civiltà islamiche sono teocratiche. Del diritto occidentale non gli importa niente. Inutile raccontare favole. Obbediscono soltanto alla legge del Corano».
«Qualcuno dice che gli Usa hanno fatto recentemente molte guerre per esportare la democrazia. Ma
che gli importa della democrazia? Guerre imbecilli fatte da presidenti americani imbecilli. Hanno prevalso gli interessi privati, che personaggi demenziali, del tutto ignoranti in materia di processi storico-politici, hanno favorito».

«L’Europa è diventata un pasticcio, un disastro. È il trionfo della finanza. Si è azzerata l’economia della produzione a tutto profitto di denari finti, scollegati dal lavoro. Soldi che vanno e vengono e non corrispondono al sudore della fronte di qualcuno, ma sono frutto dell’astuzia degli speculatori. Ormai la frittata è fatta. E le Nazioni unite sono solo un magnifico centro per l’impiego. Forse hanno bisogno di aprire nuovi uffici dove piazzare il loro personale».
 «
La sovrappopolazione e il cambiamento climatico sono come due mine piazzate sul nostro futuro prossimo. Gli equilibri politici sono stati travolti e le azioni dell’Isis sempre più terribili e sanguinose. L’incompetenza e il dilettantismo avanzano e fanno il gioco degli appetiti di pochi. Il mondo a venire non sarà facile da abitare e sempre più difficile da comprendere. Ma la rassegnazione, nel mio vocabolario, non esiste. Dopotutto il pessimismo è dannoso soltanto se si trasforma in una resa. Ciò che occorre è realismo e forza di volontà. Desiderio di riflettere e di comprendere. La salvezza viene dalla conoscenza. Di speranza ce n’è ancora: questo mondo può essere ancora salvato da chi legge».


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