Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




giovedì 2 aprile 2015

Liberarsi dai diritti civili





Quale eresia. Si vuole forse divenire razzisti, antisemiti, illiberali, sopraffattori della donna, reazionari, sessuofobi, omofobi e quant’altro?
Le gioie del progresso sociale, le sorti progressive dell’immaginario comune dell’Occidente, l’inevitabile – ormai inevitabile – allargarsi della democrazia: contro le regioni residue dell’oscurantismo: medio oriente Russia Cina Indonesia et cetera.
Chi non è d’accordo con la libertà, il libero amore, la parità di genere, il voto a tutti, la libera circolazione degli uomini e delle merci e dei diritti, tanti diritti, diritti a tutti, diritti a cascata.
A questi diritti rinuncio volentieri. Non li voglio. A dirla tutta mi disgustano. 
Mi disgusta l’Occidente nel suo complesso.
Mi sobbarcherò – non volentieri, perché è una pena indicibile – tutti gli insulti che da questo rifiuto deriveranno.
E perché lo faccio? Proprio ora che il mondo pare irreversibilmente avviato verso la landa dell’oro della felicità, dell’attuazione dei tre feticci libertà uguaglianza fratellanza?
Credetemi, ho cercato risposte razionali – o anche meno razionali – ho cercato una risposta qualunque … l’unica che mi sembra accettabile e che questa nuova Bengodi della democrazia sia semplicemente una menzogna.
E non una menzogna qualunque, che smentisce in parte la verità: è 
una menzogna che è l’esatto contrario di ciò che asserisce (e che ritiene verità).
L’attuale progressismo liberale e democratico, inscindibile dalla forma economica ad esso connaturata, parla di rosso (il fascinoso rosso dei tempi andati) per ottenere il nero.
Se il potere democratico parla di antirazzismo, di fatto sta facendo affermazioni razziste.
Se parla di libero amore, di fatto parla di pornografia.
Se parla di aiuti agli sfruttati, di fatto aiuta gli sfruttatori.
Se parla di femminismo, di fatto vuole sfruttare e ridicolizzare la donna.
Se parla di pace, ha in mente una guerra.
Se aiuta gli ultimi, è solo perché ha in mente di rendere ultimo chi ancora non lo è.
Se cicala di piena occupazione, significa che prevede disoccupazione.
Se di dignità del lavoro, intende in realtà la devastazione della dignità del lavoro.
Se parla di antisemitismo, di fatto fa professione razzista.
Se scorreggia di libertà, è per negarla in nome della libertà.
Il ricorso al trucco è sistematico. Assolutamente globale. E talmente gigantesco da passare inosservato. Esso consiste nell’usare l’antico fascino concettuale del diritto civile (di ciò che hanno significato i diritti civili per almeno due secoli), ma pervertirlo sino al suo esatto contrario.
La libertà. Chi non vuole essere libero? Il potere si appropria quindi della malia quasi atavica di tale concetto e la usa per ottenere surrettiziamente l’effetto contrario, la mancanza di libertà.
Il post 11 settembre fu Enduring Freedom, libertà infinita. Come si fa a non essere d’accordo con la libertà? Il risultato fu la distruzione sistematica della libertà. E non un risultato ottenuto per incapacità, ma per somma capacità. Il risultato voluto era proprio quello: distruggere la libertà, sul fronte esterno e interno. Mission accomplished. Il successo fu tale da essere replicato da tutti i gaglioffi democratici occidentali. In Ucraina si combatte per la libertà, in Iraq per la libertà, in Libia per la libertà. In Sudamerica, Tunisia, nelle Filippine, a casa del diavolo, dove volete voi, si combatte per la libertà. E tutti approvano perché, lo ripeto, chi non è d’accordo con la libertà?
Il terrorismo. Dobbiamo combatterlo. Per maggiore sicurezza. E maggiore libertà. Chi non è d’accordo? Il risultato, quello vero, ambito, anelato, è minore libertà e minore sicurezza, ma il gonzo abbocca. La legge antiterrorismo al voto in Italia? In nome della sicurezza, e della tutela del cittadino, si fa strage del garantismo.
Il libero amore. Chi non è d’accordo? E allora occorre sdoganare le perversioni, la pornografia, la parità di genere. Il risultato, anelato, voluto, ambito, è un individuo cinico, antiempatico, snervato, sessualmente amorfo; manipolabile. Il tutto in nome dell’amore però.
Razzismo. Chi non è contrario? Tutti, per carità. Viva l’antirazzismo. E allora via all’immigrazione incontrollata, ai rifugiati, agli asili, al volemose bene con gli zingari a cinquanta euro al giorno. Il risultato, anelato, voluto, ambito, è però il contrario: aumento della criminalità, del malaffare burocratico, distruzione del mercato del lavoro interno e dei salari, insorgere dell’insicurezza sociale e, non ultimo, creazione d’una riserva di clientes buoni per le primarie, e poi per le elezioni amministrative e poi … un sogno lontano, ma non troppo … per le elezioni politiche … dallo ius sanguinis allo ius soli il passo è breve. E colui che si oppone? È, a scelta, un populista, un complottista, un fascista, un fascioleghista, un nazista, uno zotico … in soldoni: un razzista. L’antirazzismo usato come arma razzista contro chi non è in consonanza … meglio di così …
La perversione delle parole chiave è sistematica, potente onnipresente continua.
Il potere la applica con successo ovunque.
La fonte primaria sono gli Stati Uniti, ovvio. Il paese meno democratico del mondo non può che fregiarsi del titolo di più democratico del mondo.
La democrazia è stato il primo concetto chiave a essere pervertito.
La idolatrava, infatti, l’osceno Marco Pannella (cit. Orso Eugenio), uno che della perversione del concetto di diritto civile fu l’alfiere più in vista, almeno in Italia.
Il risultato di tale martellamento qual è? La creazione di un corpo elettorale docile, eunuco, pronto a votare contro se stesso, e cane da guardia di tale equivoco epocale; che la sinistra – o meglio: ciò che ne discende – sia oggi il primo difensore di tali falsi diritti e perciò il primo difensore del potere capitalista consumista e via discorrendo (ognuno applichi i concetti che più gli son consoni) non è casuale; vi si ravvede, anzi, un rapporto causa-effetto.
Chi si schierava dalla parte degli oppressi (e a favore dei diritti veri) è ora il più spietato carnefice degli stessi.
Chi aveva maggior commercio con i diritti civili ne è oggi il più solerte mistificatore.
Che i cavalli di Troia dell’Euro siano stati i maggiori partiti socialisti e comunisti del continente è, quindi, logico.
Che alcuni delinquenti finanziari come Soros e compagnia abbiano, in fondo, un’arietta di sinistra (le rivoluzioni colorate, coloratissime …) è deduzione facile.
Anche Gianni Agnelli a suo tempo lo disse: se vogliamo varare riforme ultraliberiste occorre affidarci alla sinistra.
Anche la parola ‘riforma’, un tempo così nobile, oggi, in bocca a un Poletti, fa tremare i polsi … perché significa l’esatto contrario.
Quando si parla di idiotizzazione dell’elettorato ci si riferisce a tale inganno concettuale.
Prendiamo (come facile esempio) un elettore medio della sinistra, quello che, a suo tempo, sfilò in massa contro le guerre di Bush.
Ora Obama ne promuove altrettante di guerre, forse di più, non chiude Guantanamo, ogni giorno firma in calce delle condanne a morte contro esseri umani in tutto il mondo.  Ma, in pieno 2015, l’elettore di sinistra è assolutamente inerte.
Perché? Nel suo cervello scattano subito, inconsci, i sillogismi: Obama è nero, nero come Luther King, Luther King lottò per la libertà dei neri, quindi Africa, schiavi, Kunta Kinte, Steven Spielberg, Morgan Freeman, quindi antirazzismo, quindi libertà, quindi sinistra, quindi: un uomo così, parente ideologico di tale retroterra di puro progressismo civile, non farebbe mai le brutte cose di Bush, quindi viva Obama.
A nulla vale il raziocinio … il diritto civile pervertito, scambiato per quello vero, ha fatto suonare la campanella di Pavlov del perbenismo … le vecchie parole d’ordine ancora risuonano …
Si potrebbe andare avanti per ore, con esempi quotidiani, minuti, a illustrare come il potere (sempre più ecumenico) soddisfi la propria libidine di dominio tramite la bontà …
La soluzione? Chiamare le cose con il loro vero nome, a qualsiasi costo … a costo d’essere considerati scandali, o feccia, e di sopportare gli insulti che i buoni ci scaglieranno addosso … almeno finché i buoni si limiteranno all’insulto: in qualche caso s’ode già un tintinnio di manette.

Da "Pauperclass", 1 aprile 2015

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