Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




giovedì 25 settembre 2014

"In Ucraina c’è una dittatura" - Lettera aperta della deputata Olena Bondarenko


Olena Bondarenko, deputata dell’opposizione al parlamento ucraino (Rada), per il “Partito delle Regioni”: Amici miei, questa è una mia dichiarazione. Chiunque avesse la possibilità di tradurla in altre lingue e di diffonderla, mi contatti!


Io, Olena Bondarenko, deputata del Partito delle Regioni, che si trova all’opposizione dell’attuale governo in Ucraina, intendo testimoniare che il potere ucraino si abbassa a minacciare l’eliminazione fisica degli oppositori politici in Ucraina, la privazione del diritto alla libertà di espressione dell’opposizione in parlamento oltre ogni limite possibile, e che quel potere si fa complice di crimini non solo contro i politici dell’opposizione, ma anche contro i loro figli.
Minacce continue, persecuzioni mirate, divieto ufficioso di presenza dell’opposizione nelle trasmissioni della maggior parte dei canali e media ucraini: questa è ormai una costante quotidiana nella vita di un deputato dell’opposizione in Ucraina. Chiunque oggi chieda la pace in Ucraina, viene immediatamente iscritto dall’autorità nella lista dei nemici del popolo, così come avveniva, per esempio, nella Germania negli anni trenta e quaranta del secolo scorso, o ai tempi del maccartismo nella politica USA.
Pochi giorni fa il Ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, che è un convinto sostenitore del cosiddetto “partito della guerra”, ha dichiarato: «Quando alla tribuna parlamentare va a parlare Olena Bondarenko, la mano vuole solo andare alla pistola».
Sottolineo che chi ha detto questo, lo ha fatto con l’autorità del capo della polizia dello Stato. Esattamente una settimana fa, il presidente del parlamento ucraino Oleksandr Turchynov mi ha anche privata del diritto di parlare dalla tribuna parlamentare, come rappresentante dell’opposizione per il “Partito delle Regioni”. Un diritto che mi è stato tolto soltanto per il fatto di aver dichiarato che «il potere che invia un esercito a bombardare delle città pacifiche è un potere criminale». Dopo di che ha benevolmente concesso ai deputati radicali di pronunciare un pubblico appello a sparare sui deputati dell’opposizione. Se si tiene presente il fatto che, alla fine dello scorso anno – quando a Kiev già agivano gli estremisti – la mia auto fu colpita da proiettili, e questo fatto è stato registrato in una mia denuncia alla polizia, debbo allora prendere piuttosto seriamente le nuove minacce rivoltemi. Inoltre voglio informare che l’attuale governo copre quei criminali che hanno avuto il coraggio di alzare le mani contro il figlio di un altro politico dell’opposizione, Vladimir Oleynik.
Ruslan Oleinik, mentre esercitava le sue funzioni di procuratore distrettuale, è stato duramente picchiato sul posto di lavoro, con conseguenti gravi minacce per la sua salute e per la sua vita. Anziché indagare, il pubblico ministero ha respinto ogni richiesta di far luce sull’agguato e sulla mostruosa pressione esercitata sul leader dell’opposizione e sulla sua famiglia. Dai miei colleghi sento ogni giorno notizie di aggressioni a bastonate contro i loro assistenti, di incursioni contro le imprese dei loro sostenitori, di minacce e attacchi alla loro vita, salute e proprietà. Lo spazio dell’informazione in Ucraina è quasi completamente stato purgato di queste informazioni e gli stessi ucraini non sono nemmeno a conoscenza che nel loro paese sia in atto una lotta criminale contro l’opposizione e che il diritto costituzionale alla libertà di espressione sia stato brutalmente soppresso.
Le redazioni di quegli organi di informazione che a dispetto del clima di terrore lavorano onestamente, vengono subito attaccate da gruppi nazionalisti, che non vengono mai assicurati alla giustizia nonostante gli assalitori e i partecipanti ai pogrom siano già stati identificati da video e altro materiale fotografico. 
Invito le organizzazioni internazionali che dichiarano il loro impegno verso i principi di libertà e di democrazia, non solo a prestare attenzione a ciò che sta succedendo in Ucraina, ma anche a unirsi alla lotta per preservare e rispettare i diritti democratici e le libertà dei cittadini ucraini. 

I metodi utilizzati dalla giunta ucraina nella lotta per il potere o, piuttosto, “per costruire una dittatura in Ucraina”, non hanno nulla a che fare con il concetto di “democrazia”.
L’inazione da parte della comunità internazionale riguardo a questi fatti clamorosi è assimilabile a complicità e a tacita approvazione di tutti i crimini che si commettono oggi in Ucraina. Il mondo libero perde un altro avamposto: l’Ucraina. Chiunque sia non solo a parole, ma con i fatti, a favore della democrazia, dei diritti umani e della libertà può fare molto con insieme a noi. Dopo tutto, solo lavorando insieme potremo fermare la giunta e la guerra fratricida in Ucraina!

Cordiali saluti,
Deputata nazionale ucraina Olena Bondarenko.



Tradotto da Corrado Facchinetti, con alcune revisioni a cura della redazione di Megachip.
Fonte originale: supermnenie.mirtesen.ru
Tratto da: http://nexusedizioni.it/it/CT/in-ucraina-ce-una-dittatura-lettera-aperta-della-deputata-elena-bondarenko-4581?parentSlug=esteri-15&fixed_cms=sezioni.

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mercoledì 24 settembre 2014

Luciano Lago - Immigrazione di massa come “arma letale” del mondialismo


Di fronte agli avvenimenti che incalzano ed a quanto accade sulle coste italiane  (sbarchi in massa, naufragi, celebrazioni di rito) non bisogna lasciarsi fuorviare dalla massiccia propaganda  strumentale dei media e di coloro che prendono a pretesto ogni tragico avvenimento per imporre lo schema “buonista” dell’accoglienza a tutti i costi.
Occorre abituarsi a considerare le questioni per come sono nella loro essenza e non per come vogliono farcele apparire:l’immigrazione di massa  non è un fenomeno spontaneo ma piuttosto un fenomeno provocato e come tale costituisce una delle armi più formidabili di cui dispongono i “mondialisti” (coloro che operano per l’affermazione di un nuovo ordine mondiale) per imporre l’annientamento delle identità delle Nazioni. Codesta costituisce una delle branchie di quel mostro che si chiama grande finanza sovranazionale e che dispone di questo e di altri strumenti possenti per imporre un processo di trasformazione delle Nazioni destinato a realizzare in prospettiva il “nuovo ordine mondiale” (NWO), supremo obiettivo agognato dalle “elites” finanziarie mondiali.

Si prefigura ormai quale sarà lo battaglia decisiva delle Nazioni europee per la loro sopravvivenza in questo secolo: difendere e preservare la propria identità nazionale, culturale ed etnica o lasciarsi sommergere nel cosmopolitismo e lasciar imporre lo schema della società multiculturale, globalizzata ed uniformata al mercato unico, con i suoi effetti sicuri di decadenza economica, culturale e di perdita di sovranità ed autonomia nazionale a favore di istituzioni dominate dalla finanza, obiettivo questo conclamato delle forze mondialiste e delle centrali finanziarie sovranazionali.
L’immigrazione di massa viene ormai considerata un “fatto ineluttabile”, un fenomeno che non si può fermare, come se le cause vere di questa non siano da ricercare proprio nella destabilizzazione di interi paesi dell’Africa e del Medio Oriente voluta ed attuata dalle centrali di potere che fanno capo agli USA ed alla Francia, ad Israele ed alla Gran Bretagna, le grandi potenze che hanno inaugurato la corsa ad impadronirsi delle risorse dell’Africa in antagonismo con la Cina , nuova potenza emergente sul piano mondiale.

L’ostacolo più forte a questo fenomeno non sta soltanto nelle norme e nelle procedure che possono attuare i governi per fronteggiare questa calamità, varie soluzioni sono state adottate da paesi come la Spagna, la Francia, la Grecia, paesi nei quali (a differenza dell’Italia), si sono adottate contromisure rigide vista la crescita del fenomeno. L’Italia, vista la sua compagine politica di fiduciari delle centrali finanziarie, di mondialisti e di massoni collocati all’interno del governo e delle istituzioni,  non poteva che “sbragare” per prima e cedere all’assalto verso il nostro paese, togliendo ogni argine (vedi legge Bossi Fini e reato di clandestinità) come presto avverrà.
Il vero ostacolo all’assimilazione ed alla perdita dell’identità nazionale si trova nelle forme di resistenza culturale che possono opporre i popoli contro la globalizzazione e l’immissione massiccia di comunità estranee alla propria cultura e tradizioni e non disponibili ad essere integrate. Questa resistenza si esprime in primo luogo con una valorizzazione delle risorse locali  del territorio, risorse non solo in senso economico ma anche nella tradizione e nei costumi delle popolazioni che possono così fronteggiare l’imposizione di modelli consumistici estranei ed avulsi dal contesto storico e culturale. Notevoli le resistenze autonomiste in questo senso di regioni come la Catalogna ed i paesi Baschi  in Spagna, la Baviera in Germania, la Bretagna in Francia, l’Ungheria che si oppone strenuamente all’assimilazione  ed alle normative europee.

Certamente la presenza consolidata di milioni di extracomunitari nei paesi europei ha già segnato un punto di non ritorno per alcune regioni europee in termini di degrado sociale, presenza di comunità aggressive come quelle islamiche che reclamano l’affermazione dei propri riti e costumi in contrapposizione a quelli esistenti (religione, separazione maschi e femmine, costruzione moschee, abolizione simboli cristiani, ecc..). Per quanto la propaganda mondialista si sforzi di far apparire integrate queste etnie nel contesto sociale, la realtà si incarica di smentire drasticamente queste affermazioni ed è accaduto in Francia con le rivolte nelle “Banlieue” di Parigi, in Svezia con una rivolta analoga pochi mesi addietro,  in Gran Bretagna con gli attentati a Londra,  in Olanda con gli omicidi a base religiosa, avviene qualche cosa di simile anche in Italia con le rivolte di Rosarno in Calabria o i numerosi casi di stupri e nell’insorgenza della criminalità predatrice, da strada, a Milano, a Roma ed altrove.
Tanto che gli stessi esponenti politici in alcuni paesi si sono dovuti fare carico di affermazioni quali “fallimento dell’integrazione” e riconoscimento dell’emergenza sociale essendo queste sotto gli occhi di tutti.
In alcune nazioni europee è ormai un fatto l’avvento della società multiculturale ed una realtà la perdita della compattezza etnica e della nazione dovuta (come nel caso della Gran Bretagna) all’afflusso di moltitudini provenienti dalle ex colonie, in una situazione dove il governo si destreggia con interventi di basso profilo evitando di intaccare il precario equilibrio esistente dove ad esempio intere zone di Londra sono divenute “off limits”  per gli inglesi bianchi ed autoctoni.
Diverso il caso dei paesi mediterranei come Spagna, Italia e Grecia dove il fenomeno è in atto con una voluta crescita del flusso migratorio in contrasto con la profonda crisi economica di questi paesi, anche questa prodotta dalle stesse centrali finanziarie che premono per l’omologazione ed il superamento dei confini nazionali.

La Storia però ci dimostra che il tentativo di stabilizzare queste situazioni neutralizzando le rivalità etniche e religiose, si dimostra quasi sempre un palliativo di breve o media  durata che lascia covare le tensioni sotto la cenere salvo poi esplodere in tutta la loro virulenza con scontri etnici e sociali quando salta “il tappo” che li aveva soltanto differiti nel tempo.
Esemplare in questo è stato il conflitto nei Balcani con gli scontri tra le comunità albanese Kossovara di religione mussulmana e quella serba di religione cristiano ortodossa. Un conflitto che in un primo tempo è stato anche esacerbato e provocato da quelle centrali di potere che avevano interesse a provocare una destabilizzazione dello stato Iugoslavo con satellizzazione di alcuni microstati originati da quel conflitto (Slovenia e Croazia).
Bisogna considerare che ci sono paesi dove è più forte il senso della comunità nazionale come in Francia o in Germania e la consapevolezza dell’interesse nazionale come preminente che costituisce un antidoto naturale alla disgregazione, a differenza dell’Italia dove vige una forte opera di autolesionismo nazionale dovuta alla presenza di forti componenti massoniche e dei gruppi ex comunisti e cattolici che inseguono l’utopia della “fratellanza universale” perfettamente compatibile con l’obiettivo massonico del “nuovo ordine mondiale”.
A queste consorterie laiche o religiose, cultrici ante litteram dell’omologazione mondialista, a questi personaggi “ politicamente corretti” che hanno in passato criticato ogni forma di autoritarismo, non sembra vero poter aspirare un nuovo ordine universalistico,  anche se questo viene esercitato da una forma monopolistica di potere autodefinitosi “democratico”.
Queste organizzazioni,  che sono state  avversarie storiche di ogni forma di nazionalismo o di idea nazionale, sono favorevoli all’idea utopistica dell’avvento di una società planetaria con l’abolizione di ogni frontiera, annullamento delle differenze fra i popoli,  tutti unificati nell’ideologia del “pensiero unico” e nell’adorazione di un unico Dio ( possibilmente quello di Israele). 
Sfugge a questi “sprovveduti” il rovescio della medaglia che consiste nell’asservimento dell’umanità, attraverso la globalizzazione, ad una delocalizzata distribuzione della  produzione e del commercio  ad un unico centro di potere costituito dalla grande finanza sovranazionale (secondo il progetto mondialista).

Per quanto riguarda l’Italia sono gli intellettuali impegnati, gli esponenti del clero e delle associazioni cattoliche, oltre ai politici del “politicamente corretto”, gli emissari della Comunità Europea e delle organizzazioni internazionali, quelli che più si sono fatti sostenitori di questa crociata dell’accoglienza e dell’integrazione, senza contare la classe degli insegnanti nelle scuole, dei docenti nelle Università, delle tante fondazioni di carattere pseudo culturale esistenti. Saranno questi i soggetti che sperano di ottenere vantaggi e consenso dall’allargamento della base sociale della popolazione in chiave mutietnica. Si pensi a quante associazioni ONLUS operano nella cooperazione ed a quante di queste traggono profitto dall’incremento di presenza di extracomunitatari in Italia, per non parlare della possibile attribuzione del diritto di voto agli stranieri con conseguente possibilità per i partiti di sfruttarne il proprio tornaconto elettorale.
Il paradosso sarà a nostro avviso nel fatto che da alcune di queste comunità ci sarà un rifiuto all’integrazione e forti resistenze poiché si tratta di comunità chiuse nelle loro tradizioni, culture e religioni, come avviene per le comunità islamiche o per quella cinese, che non accetteranno il mito dell’integrazione ma, che in alcuni casi, tenderanno a sopraffare le comunità italiane locali quando avranno raggiunto la supremazia di numero, nel giro di non molti anni visto il tasso di natalità doppio o triplo rispetto a quello italico.
Questo darà luogo, come facilmente prevedibile, a scontri e conflitti sociali di grande portata con possibilità di disgregazione del tessuto sociale. Vigilerà però la nuova polizia europea la Eurogendor, pronta a reprimere i facinorosi e coloro che non vorranno adattarsi.

Si potrebbe fermare questa “ineluttabile” invasione se almeno una parte dell’opinione pubblica prendesse coscienza del problema ed acquistasse fiducia nel futuro, questo dovrebbe accompagnarsi ad un rinnovo delle famiglie tradizionali correggendo i tassi di crescita demografica  eccessivamente bassi nel “bel paese”.
La fiducia e la volontà di procreare e mettere su famiglia dovrebbe essere quella delle nuove leve, dei giovani tra i 20 ed i 35 anni, quella che invece rappresenta oggi la “generazione perduta” in buona parte senza prospettive per mancanza di lavoro, di mezzi di sostentamento propri, di opportunità di autoaffermazione individuale ed economica.
Guarda caso in questo momento ci si trova nel mezzo di una crisi economica epocale che è stata provocata esattamente dalle stesse centrali finanziarie che oggi spingono per la realizzazione della società multietnica e multiculturale che provveda a smantellare ogni vecchia forma di welfare e di diritti, dove la parola d’ordine è quella della “competitività, produttività e globalizzazione”.
Una società ed un sistema che impongono come un totem, attraverso il ricatto del debito (creato dalle stesse entità finanziarie) quello della stabilità finanziaria e della omogeneità con i paesi a basso costo del lavoro, obiettivo reso più facile dalla presenza di masse di provenienza africana abituati a lavorare con forti ritmi per bassi salari.
Anche questa si badi bene non è una semplice coincidenza ma piuttosto una “convergenza di interessi”. Ecco quindi spiegato in un ragionamento logico e consequenziali quali siano le aspettative delle “elite dominanti”:

 1) una società globalizzata e multietnica grazie all’immigrazione di massa, alla caduta delle sovranità nazionali;  
 2) un mercato unico omologato che approfitta della presenza di grandi masse di salariati con basso livello di pretese; 
 3) un numero di consumatori adeguato a permettere alle multinazionali di stabilirsi sul territorio;  
 4) una azione costante (fra tasse e balzelli vari) per  mettere  fuori mercato la piccola e media industria manifatturiera e le vecchie reti commerciali dei  “negozi” all’italiana (sostituiti con i grandi ipermercati) .

Tutto questo permetterà alle grandi centrali sovranazionali di avere il controllo totale e di macinare enormi profitti che saranno a vantaggio della “elite” dominante. Sarà questo un sogno per taluni (pochi) ed un “incubo” per molti.

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mercoledì 17 settembre 2014

Marcello Foa - La verità sull’Isis

Marcello Foa è un giornalista e scrittore, docente di giornalismo internazionale e comunicazione all’Università della Svizzera Italiana nonché di giornalismo internazionale al master di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano. E' altresì fondatore dell’Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo).

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domenica 7 settembre 2014

Danilo Mainardi: «intelligente è chi sopravvive, l'umanità sembra non esserlo»




venerdì 5 settembre 2014

«L'invasione straniera è lo strumento del capitale per distruggerci». Bentornati comunisti!

Finalmente qualcuno comincia a capire, anche dalle macerie della "sinistra" (e dovevano essere i primi!), che la cosiddetta "immigrazione", in realtà ormai una vera e propria invasione,  è l'"esercito di riserva del capitale" che serve a distruggere i diritti del lavoro. Bastava liberare un po' la mente da fobie razzistiche e sensi di colpa e ricordarsi un po' di Marx! Bentornato tra noi Marco Rizzo!

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