Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




martedì 26 giugno 2012

Nicola Biondo - Il futuro delle stragi




martedì 19 giugno 2012

Napolitano chi ??



Napolitano chi? Quello che vive di politica dal 1953, anno in cui entrò in Parlamento e ci piantò le tende? Oppure quello che fondò, all’interno del PCI, la corrente dei miglioristi, in dolce compagnia di Sandro Bondi ed Emanuele Macaluso, e che mentre Berlinguer predicava la necessità di riflettere sulla questione morale si lasciava sedurre da Bettino Craxi?

Me lo chiedevo perché, se il Napolitano che oggi ha detto che non vede nessun boom del Movimento CInque Stelle fosse davvero quello di cui parliamo, allora non ci sarebbe nulla di cui stupirsi di fronte a dichiarazioni del genere. Perché – sempre supponendo che non si tratti di un malaugurato caso di omonimia – allora il Napolitano in questione è quello che, riferendosi al povero perseguitato Craxi, ritenne “che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona” e che ne celebrava commosso il decennale della morte ricordando la non meglio definita “impronta non cancellabile che ha lasciato, in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato democratico”.

E dunque è evidente che in uno stesso pantheon non possano coesistere, per manifesta incompatibilità, cittadini che cercano di impegnarsi per cambiare il Paese e un pluricondannato per corruzione e finanziamento illecito che, al massimo, voleva cambiare soltanto il suo conto in banca.

Me non ditemi che Napolitano è anche quello che ha promulgato senza ribattere mezza sillaba leggi dichiarate incostituzionali dalla Consulta, come il lodo Alfano ed il legittimo impedimento. E non ditemi che è anche quello che, alla timida proposta di un cittadino che lo invitava a non firmare la porcata dello scudo fiscale, sbottò stizzito: “Tanto se me le ripresentano uguale a quel punto sono costretto a firmarla". E infatti firmò. E si attirò le critiche aspre non di quel demagogo di Grillo, ma di un certo Carlo Azeglio Ciampi, che cercò di dargli delle ripetizioni accelerate di diritto costituzionale: “il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all'opinione pubblica".

Poi c’è anche un altro Napolitano, che spero sinceramente non sia lo stesso che oggi ha negato l’exploit elettorale del Movimento Cinque Stelle. È il Napolitano che, a Marzo del 2010, dopo l’esclusione delle liste del Pdl dalla Lombardia e dal Lazio, firmò in fretta e furia un decreto legge per riammetterle in extremis. Be’, se anche questo è quel Napolitano che oggi ha parlato, allora non c’è da stupirsi. C’è forse invece bisogno di qualcuno che gli somministri qualche ripetizione anche in materia elettorale: su come si formano le liste, e anche su come si leggono i risultati.
-Valerio Valentini-

 Leggi anche: Motivi di riflessione. Perché Napolitano dovrebbe dimettersi.

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