Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




sabato 31 marzo 2012

La condanna di Strasburgo? Rispediamola al mittente

La Corte di Strasburgo dei "diritti umani" ha condannato e sanzionato pesantemente l'Italia per la storia dei respingimenti in Libia: il barcone con circa 200 persone a bordo che è stato rispedito all'origine. Il cosiddetto caso Hirsi, accaduto nel 2009. Il nostro Paese dovrà versare un risarcimento di 15 mila euro più spese a 22 delle 24 vittime.

L'argomento si presta a tanti tipi di riflessioni e molto al di là dell'aspetto economico, perché tanti sono gli scenari che vi sono collegati. Dall'accordo di Berlusconi con Gheddafi, con tanto di bacio alla mano che tanto ci ha fatto vergognare in tutto il mondo, al fatto che più meno lo stesso accordo era stato firmato precedentemente dal governo di Prodi e D'Alema. Dal fatto di una azione decisa della guardia costiera al fatto che già anni prima - nel '97 - in pieno governo Prodi, fu dato ordine di speronare un barcone carico di albanesi causando la morte di 58 persone. E questo tanto per dire che la condanna attuale di quanto operato sotto gli ordini dell'ex presidente del Consiglio non può essere letta come un caso isolato e avvenuto solo per le, innegabili, incapacità di Berlusconi.

Ma ancora: l'argomento dell'immigrazione, in sé, apre a diverse altre topiche. Da Rutelli - un "secolo fa" - che prodigava l'apertura delle porte a tutti davanti alla folla delle anime belle degli ambienti sinistrorsi per far verificare ai romani, poi, che tutti quelli che accoglieva non è che se li portasse a casa - anzi dai quartieri bene gli immigrati di tutti i tipi erano ovviamente banditi con le buone o con le cattive - ma li mandava a dormire nella metropolitana o alla stazione Termini. E poi, sempre per non cadere nell'ipocrisia più totale sul tema, il fatto che le stesse persone, spesso imprenditori e signorotti, che in televisione si opponevano all'immigrazione erano poi quelle che facevano lavorare come schiavi i poveri cristi per ingrassare le casse di aziende avide di fatturato e ricavi.

Ma il punto più importante, in realtà, è un altro, anzi sono due. E sono sempre gli stessi, irrisolti, a monte di tutto. Da una parte il fatto che il fenomeno dell'immigrazione, per ogni sfaccettatura lo si voglia affrontare, non si può esaminare se non partendo dall'origine. Cosa che non si fa mai.

Chi osa parlare di immigrazione senza unitamente parlare di capitalismo farebbe meglio a tacere. Perché le cose non sono disgiunte, e non possono essere affrontate in sedi differenti. La circolazione libera delle merci e dei capitali non può non essere messa in relazione con la "circolazione libera" delle persone. Si potrebbe dire, con un commento veloce che certamente ha solo la capacità di introdurre il tema, ancorché di affrontarlo (cosa che merita ovviamente un saggio) è che è impossibile parlare - e men che meno risolvere la situazione - di ondate immigratorie se non si analizza contestualmente i motivi che le inducono.

Qualunque tentativo di soluzione a valle, che siano accordi tra Paesi o trattati di vario tipo, sono esperimenti ridicoli che non possono funzionare proprio perché si tenta di affrontare un problema tamponando male le falle senza capire e risolvere ciò che lo causa.

Il secondo punto, tutto europeo, riguarda ancora una volta l'incapacità di un apparato fatiscente di affrontare una situazione che, in una Europa realmente unita, federata, con visione politica, sarebbe invece giusto considerare nel suo insieme, e non come problematica di ogni singolo Stato.

Pensare che, all'interno di una federazione, siano gli Stati più esposti a doversela vedere da sé nella soluzione di un problema che è - e dovrebbe essere - condiviso e affrontato da tutti, solo un baraccone come l'Unione Europea attuale poteva mettere in pratica. È evidente che siano i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e in particolare modo di fronte alle sponde africane a dover contrastare le ondate immigratorie provenienti da questa zona disastrata del mondo. Ma è altresì evidente che questi, in una Europa che sia davvero tale, debbano essere assistiti in tutto e per tutto da tutti gli altri Paesi della medesima entità politica. Entità che invece, appunto, non c'è, se non quando deve operare per delle sanzioni di cose delle quali non si occupa e che sono distantissime da sé.

In altre e più semplici parole: è facile per la Francia di Sarkozy andare a bombardare la Libia per impadronirsi del petrolio e poi chiudere le frontiere a Ventimiglia dopo che orde di immigrati africani invadono l'Italia e cercano di spargersi nel resto d'Europa. È facile, per Strasburgo, oltre le Alpi, emettere una multa e inviarla a Roma.

Un po' meno dovrebbe essere per noi, se avessimo un governo con una visione politica e un po' di dignità, accettare la multa e pagarla.

Bisognerebbe piuttosto sanzionare noi Strasburgo per gli aiuti, politici ed economici, che i Paesi soggetti alle ondate immigratorie come l'Italia non ricevono, e quindi vedere chi deve pagare denaro a chi.

Valerio Lo Monaco - venerdì, febbraio 24, 2012 - La Voce del Ribelle

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1 Commenti:

  • Alle 01 mag 2012, 16:24:00 , Anonymous Anonimo ha detto...

    no al buonismo, clandestini e rom portano solo problemi e costi. Ognuno a casa propria.

     

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