Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




martedì 29 novembre 2011

L'assalto delle bestie aliene alla Fortezza Europa. ----- ["La Repubblica" - 25.11.2011]

 Nel Vecchio Continente i costi causati all'agricoltura, alla pesca, alle foreste, alle infrastrutture dalle SPECIE ANIMALI ALLOCTONE ammontano a 12 miliardi di euro l'anno, senza tenere conto dei guasti creati alla BIODIVERSITA'. Ora la Ue si sta sforzando di coordinare gli sforzi per contrastare L'INVASIONE.  E l'Italia, paese-ponte tra due continenti, è in prima linea. 

Hanno un fedina penale lunga come un elenco del telefono: strage, tentata strage, danneggiamenti, atti di vandalismo, estorsioni ai danni delle comunità locali. Hanno nomi che incutono terrore come "l'americano", "il killer", "il turco", "il destructor" e "l'azzannatrice". Sono attivamente ricercati in tutta Europa, mentre i posti di frontiera sono in allerta per bloccarli in caso cerchino di entrare clandestinamente. C'è persino un sito web con la lista dei "most wanted" e le foto segnaletiche. La lotta all'invasione delle specie aliene assomiglia in tutto e per tutto a quella contro la criminalità organizzata, anche se ai naturalisti usare metafore che richiamano l'antropomorfismo non piace. Gli animali del resto colpe non ne hanno. Se si spostano seminando guai il motivo è sempre legato alle attività umane: commercio, allevamento, ripopolamenti maldestri, turismo, rilasci in natura azzardati.

La differenza principale con la lotta al crimine sta nelle risorse messe in campo. Se le polizie di mezzo mondo possono contare su uomini e mezzi in abbondanza, a contrastare la diffusione degli animali alloctoni, ovvero delle specie che non sono tipiche di un luogo, sono solo un pugno di uomini: biologi, veterinari e agenti del corpo  forestale. Eppure la posta in gioco è altissima. Secondo alcuni calcoli, il solo gambero della Louisiana tra ripercussioni sulla pesca e distruzione degli argini, può arrivare a provocare ogni anno nel Lazio danni fino 1,2 milioni di euro. In Europa i costi causati all'agricoltura, alla pesca, alle foreste e alle infrastrutture dalle oltre diecimila specie alloctone presenti nel Vecchio Continente ci costano qualcosa come 12 miliardi di euro l'anno. Un calcolo fatto ampiamente per difetto, visto che non tiene conto dei guasti inestimabili alla biodiversità. Lo stesso bilancio fatto negli Stati Uniti si aggira infatti sui 137 miliardi.

Da qualche anno l'Unione Europea ha deciso però di migliorare e coordinare gli sforzi per contrastare il fenomeno, dando vita a una sorta di Interpol anti-alieni raccolta attorno al progetto Dasie. Una delle novità dell'approccio usato dal Delivering Alien Invasive Species In Europe è proprio quella di schedare tutti i pericolosi intrusi, mettendo online sul sito www. europe-aliens. org un grande database con le informazioni utili per scovarli, identificarli e contrastarli. E in questa battaglia, nell'ennesimo parallelo con lotta alla criminalità organizzata, l'Italia è in prima linea.

"Siamo una regione ponte tra due continenti e abbiamo al nostro interno una grande quantità di microclimi.
La nostra fauna acquatica è ormai in gran parte frutto di introduzioni, casuali o volontarie", spiega Piero Genovesi, ricercatore dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del ministero dell'Ambiente e massimo esperto italiano del problema. "L'invasione di specie aliene è una tra le maggiori minacce alla biodiversità e di gran lunga la causa principale di estinzioni. E' una questione antica che negli ultimi vent'anni sta esplodendo sulla scia della globalizzazione dei viaggi, del commercio e dell'economia", avverte ancora Genovesi.

La lista degli animali alloctoni che minacciano il nostro ecosistema è lunghissima. Solo nelle acque interne sono 112 (64 invertebrati e 48 vertebrati, stando ad una ricerca pubblicata nel 2008 sulla rivista scientifica Biological Invasions). Tanto per rimanere a quelle più conosciute, si possono ricordare il pesce siluro, lo scoiattolo grigio americano, la tartaruga azzannatrice o quella dalle guance rosse, i gamberi killer della Louisiana o quelli turchi, i pappagalli, le cozze zebrate, i visoni, le nutrie e i procioni (che del criminale hanno anche il phisique du role). Un casistica che tiene conto di un po' tutte le strade percorse dall'invasione. "Lo scoiattolo fu portato in Italia da un diplomatico americano nel '48 per rallegrare un parco di Torino, la cozza zebrata è arrivata probabilmente attaccata alle chiglie delle imbarcazioni, visoni e nutrie sono scappati o sono stati liberati dagli allevamenti per pellicce, i pappagalli sono fuggiti da qualche gabbia, mentre le tartarughe si sono diffuse dopo che qualcuno si è stufato di tenerle nella vasca di casa", ricorda ancora Genovesi.

Per quanto possa sembrare marginale, uno dei problemi centrali è proprio questo. "Bisogna dare modo a chi ha comprato un animale esotico senza sapere a cosa andava incontro, o a chi si è semplicemente stufato, di riconsegnarlo in mani sicure senza creare danni", sottolinea Massimiliano Rocco del Wwf. "Al momento - precisa - strutture del genere non esistono, fatta eccezione per i bioparchi e il Centro di recupero per animali selvatici che il Wwf gestisce a Semproniano, in Toscana. Basta invece un attimo per gettare in un corso d'acqua un pesce che non vogliamo più nel nostro acquario o liberare un procione nel bosco".     
"Controllare i rilasci è praticamente impossibile", conferma Marco Fiore, sovrintendente della Forestale in forza al Cites, la speciale struttura di polizia giudiziaria incaricata di reprimere i commerci illeciti di animali tutelati dalla Convenzione di Washington. Nel corso del 2010 il Cites ha accertato 202 reati penali, sequestrando 1.333 animali vivi. La lista delle specie che non possono essere importate è infatti lunga, ma andrebbe ulteriormente estesa ed aggiornata, come si accinge a fare l'Unione Europea. "Nell'elenco - spiega Rocco - si aggiungerà ad esempio molto probabilmente il divieto di importazione dello scoiattolo davidiano che rischia di ripetere i guasti provocati da quello grigio americano". La commercializzazione di specie aliene - lecite o vietate - che vengono poi rilasciate con leggerezza nel nostro habitat è però solo una parte del problema. Una fetta consistente di "intrusi" arriva infatti clandestinamente con la complicità involontaria dell'uomo e l'unica speranza di fermarle è vigilare sui luoghi di ingresso.

Un progetto pilota in questo senso è il Pasal, Progetto Atlante Specie Alloctone del Lazio, avviato dalla Regione nel 2008. Oltre a una puntuale verifica e catalogazione degli "intrusi", il progetto ha attivato un sistema di allerta  in luoghi chiave come il porto di Civitavecchia e gli aeroporti di Ciampino  e Fiumicino. Qui, ad esempio, grazie ai controlli avviati in ambito Pasal, è stato scoperto il primo tentativo di "infiltrazione" in Europa del temibile coleottero americano Ataenius picinus, mentre nel 2008 in pieno centro a Roma è stato trovato il micidiale tarlo asiatico. Probabilmente è arrivato nascosto all'interno dei bonsai provenienti dall'Oriente, spiega il naturalista Andrea Monaco. "E' un insetto pericolosissimo che fa strage di boschi e foreste, con danni e costi devastanti, ma i protocolli di sicurezza per tenerlo sotto controllo in questo caso non sono risultati efficaci".

Rafforzare la prevenzione, migliorando tra l'altro i protocolli di dogana sull'import-export, oltre che ridurre i costi economici e ambientali provocati dalle specie aliene, avrebbe anche un altro grande vantaggio.
Se è vero infatti che nessuno verserà mai una lacrima nel caso si rendesse necessaria una difficile e costosa campagna di sterminio del tarlo asiatico, lo stesso non si può dire per il simpatico scoiattolo grigio. "Eradicare alcuni animali è ormai un'utopia, ma averlo fatto per tempo ci avrebbe risparmiato perdite pesantissime alla biodiversità", sospira Genovesi. "Oggi in Italia - conclude - abbiamo diverse bombe a orologeria che esploderanno fra 10-15 anni provocando ingenti danni economici".

Valerio Gualerzi, "La Repubblica"25.11.2011

Sorprendente e straordinariamente rivelatore il perfetto parallelismo che si ravvisa nel contenuto dell'articolo qui riportato, che si riferisce al mondo animale, con l'invasione in corso dell'Italia e dell'Europa da parte di popolazioni straniere umane. [NdR]

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domenica 13 novembre 2011

Il grande attacco ai nostri risparmi


Le mosse di Draghi e Monti rivelano la marcia degli Eurocrati verso il controllo di un tesoro da 8mila miliardi

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Fra il gracidare delle rane della politica italiana, Berlusconi è stato definitivamente accantonato e nello stagno si accoglie tra gli applausi e a braccia aperte il nuovo Re mandato dal Dio Mercato.
Come facciamo a sapere che non sarà il serpente della favola, pronto a mangiarci?
Riflessioni minime prima che sia troppo tardi.
Primo: cambiare il governo per rispondere alla salita dello spread sui rendimenti dei nostri titoli di Stato è un precedente pericolosissimo. Abbiamo regalato agli Eurocrati la sovranità sulla moneta, il controllo sul debito e adesso gli stiamo regalando anche il diritto di voto tra sorrisi e bandiere alle finestre. Comportamento assurdo: se il metro di giudizio d’ora innanzi sarà questo, quando si tornerà a votare cosa accadrà? Se il candidato risultato vincente dalle urne non dovesse piacere «ai mercati» e facesse «salire lo spread» lo si sostituirà subito con un altro più gradito? Il sogno della Tecnocrazia, liberarsi dall’impiccio delle scelte di un popolo considerato cretino e dei loro inadeguati rappresentanti per poter governare indisturbati. Delitto perfetto. Una volta scoperto il difetto strutturale dell’eurodebito, invece di aggiustarlo, si è pensato di utilizzarlo come arma di distruzione di masse per mettere al potere le èlite. Certo, perché il differenziale tra i titoli è un termometro truccato: da quest’estate le sue salite e le sue discese dipendono dalla volontà dell’unico vero compratore, la BCE di Mario Draghi.
Secondo: ci hanno venduto la storia che è colpa nostra, che non abbiamo fatto le riforme, che non abbiamo ridotto il debito. Sono bugie clamorose. L’Irlanda e la Spagna avevano fatto tutte le riforme richieste e non avevano debito, sono finite anch’esse nel tritacarne come ci finirà la Francia. La verità è che le riforme, per utili che possano essere, non c’entrano nulla con l’attuale crisi. Ci sono solo due chiavi d’oro per uscire dalla casa che brucia: la prima è riprendere la nostra valuta nazionale e tornare ad essere deboli ma padroni del nostro destino. Questa chiave l’abbiamo in mano ma ci fanno credere che sia elettrificata e condurrà al disastro. La seconda chiave è ottenere la garanzia totale della BCE per il debito europeo e l’ha in mano Draghi. Chi detiene questo grande potere potrà mai donarlo gratis a personaggi probabilmente giudicati patetici come i leaders politici europei? Certo che no. Infatti utilizzando l’arma dei mercati tutti i burattini eletti stanno cadendo uno dopo l’altro per essere sostituiti dall’elite dell’eurocrazia:
l’ex BCE Papademos in Grecia, Monti, un uomo di Goldman Sachs come Draghi, in Italia e il quadretto sarebbe stato perfetto una volta eliminato anche l’ingenuo Sarkozy (sarà il prossimo a saltare, lo spread ucciderà anche lui durante le elezioni) con la nomina dell’uomo del FMI Strauss Kahn in Francia, che però si è fatto fuori da solo. Poco importa, ci penserà la signora Lagarde a supplire. Una guerra lampo di clamoroso successo. Se lo scenario dovesse essere davvero questo attenzione: il vincitore reclama sempre il bottino ed è sin troppo evidente quale sarà nel nostro caso: un tesoro di più di 8mila miliardi, tutti i nostri averi. Non abbiamo ancora sentito dire dal prof. Monti una parola sulle vere soluzioni prima spiegate per l’eurodebito, in compenso abbiamo sentito chiaro il fruscio delle gabelle, la clava della patrimoniale, il cilicio dell’austerità. Speriamo nelle buone intenzioni, ma possiamo fidarci a scatola chiusa? È saggio consegnare plaudenti il portafogli nelle mani di poteri che potrebbero avere tutto l’interesse a vuotarcelo? Già nel ’92 la finanza mondiale, con Ciampi in Bankitalia, azzerò il nostro tesoro delle riserve in valuta. Adesso il pasto potrebbe essere ancora più ricco. La rotta è ormai totale, ma sarebbe il caso che il Pdl, prima di firmare la resa che gli viene messa sotto il naso, tentasse almeno di ottenere garanzie per i beni degli italiani. Bastano poche parole scritte per provare a fidarsi: non un solo euro di tasse in più o si esca dalla moneta unica. L’aperitivo dei Tecnocrati è stato lo spiedino greco, spolpato e poi buttato. Proviamo almeno a difendere il nostro ottimo prosciutto con un po’ di dignità.

Claudio Borghi - dom.13/11/2011

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