Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




mercoledì 29 giugno 2011

Mai avuta una fidanzata negra; sono razzista?

Pensavate a un’adozione? Complimenti. È un intento generoso che vi fa onore. Meglio che lo sappiate subito, però: guardatevi bene dall’immaginarvelo anche solo a grandi linee, l’aspetto fisico di quel piccino che potrebbe entrare in casa vostra per cominciare una convivenza che, dopo un congruo periodo di prova, lo porterà a diventare a tutti gli effetti vostro figlio. Se la richiesta della procura generale della Cassazione verrà accolta, ed è assai probabile che lo sia, in futuro non sarà più possibile esercitare alcun diritto di scelta, riguardo ai bimbi da adottare. Si accetterà quello che capita, secondo l’imperscrutabile volere del Fato (o della burocrazia), e ci si ritirerà di buon grado, ringraziando commossi e senza la più piccola perplessità sulla provenienza geografica o sul colore della pelle.

Stando ai magistrati della Suprema corte, infatti, avere una qualsiasi preferenza su questo genere di caratteristiche costituisce un’inequivocabile dimostrazione di razzismo. E i razzisti, va da sé, è giusto che non adottino nessuno, così da non trasmettere ad altri, e specialmente a degli ignari fanciulli, il loro orribile virus.

Nel caso specifico, in realtà, la coppia siciliana al centro della vicenda giudiziaria si era limitata a porre dei vincoli piuttosto blandi, dichiarandosi pronta “all’accoglienza fino a due bambini, di età non superiore ai 5 anni senza distinzione di sesso e religione”, ma “non disponibile ad accogliere bambini di pelle scura o diversa da quella tipica europea o in condizione di ritardo evolutivo”. Il tribunale di Catania ne aveva preso atto senza problemi, riconoscendo l’idoneità all’adozione di bambini che avessero quei requisiti. Marco Griffini, presidente dell’associazione “Amici dei bambini”, si era invece inalberato, ritenendo che quelle limitazioni avessero una natura «palesemente razzista». Da qui il ricorso. E dal ricorso, in attesa della sentenza definitiva, il parere della procura generale, costellato di richiami ai trattati internazionali cui l’Italia ha aderito e, in primis, a quella “Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale” che è stata approvata dall’Onu il 21 dicembre 1965, nel classico profluvio di roboanti affermazioni di principio e di commendevoli intenzioni che è tipico di questo genere di documenti (vedere per credere: http://www.onuitalia.it/diritti/discriminazione.html).

Il problema, però, è che bisogna stare molto attenti a non confondere la sfera prettamente personale, nel cui ambito le decisioni sono più che mai soggettive, con quella pubblica, che deve sottostare a criteri prefissati e obbligatori. Una coppia che vuole adottare un bimbo non è un’azienda, e men che meno un ministero, che deve assumere un dipendente. Non è che si tratta di una selezione aperta a tutti, purché in possesso dei requisiti di legge. L’adozione è, o dovrebbe essere, basata su una simpatia istintiva, che per sua natura non è certo indiscriminata. Scegliendo un bimbo che mi ricorda le fattezze di un amico, o di un parente, o di qualsiasi altra persona che abbia conosciuto e che mi sia piaciuta, non sto violando il diritto di nessuno. Non sto commettendo un abuso ai danni di chi ha sembianze diverse. Sto semplicemente esercitando il mio potere di scelta in una dimensione delicatissima e, ribadiamolo, più che mai soggettiva, qual è la mia vita privata.

Perché vi sia discriminazione, al contrario, deve esserci la violazione di un diritto specifico del quale è titolare colui il quale viene discriminato. Bene. Il diritto specifico di un bambino abbandonato è quello di ricevere assistenza (la migliore, la più affettuosa) da parte delle pubbliche istituzioni. Non di essere adottato a prescindere dal gradimento, e quindi delle preferenze, dei suoi possibili genitori.

Parlare di razzismo in quest’ambito è pura follia. Altrimenti si dovrebbe usare lo stesso metro di giudizio (di pre-giudizio) anche in campo sentimentale: mai avuto relazioni con un’asiatica, o con un’africana, o anche solo con una polacca? Mi sa che siete prevenuti, belli. Mi sa che siete razzisti.

                                                      Federico Zamboni - La Voce del Ribelle - giovedì, aprile 29, 2010
                                  

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