Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




venerdì 6 maggio 2011

Colonialismo terminale

Il colonialismo ha conosciuto, finora, tre fasi: il colonialismo classico, il colonialismo economico e il colonialismo che stiamo vivendo adesso che è una sorta di mix dei primi due.

Fra colonialismo classico e colonialismo economico corre una differenza sostanziale.
Il primo, che è stato agito in modo sistematico dalle grande Potenze europee, soprattutto Inghilterra e Francia, nell'Ottocento proprio pochi anni dopo che la Rivoluzione francese aveva pronunciato le sacre parole libertè, egalitè, fraternitè (che evidentemente non valevano nei confronti dei popoli che si andava ad assoggettare) conquistava territori, imponeva protettorati, rapinava materie prime di cui spesso gli indigeni non sapevano che farsi, ma poiché, proprio per il razzismo dichiarato dei colonizzatori, le due comunità, quella dei conquistatori e quella dei conquistati, rimanevano sostanzialmente separate, gli indigeni continuavano a vivere come avevano sempre vissuto, secondo la propria economia, socialità, cultura, tradizioni, costumi e quindi, a parte il fatto di averci quegli stronzi sulla testa, poco per loro cambiava.

Il colonialismo economico, che si sviluppa a pieno regime a partire dalla metà degli anni Sessanta quando finisce la fase di ricostruzione del dopoguerra, è stato molto più devastante. A differenza del primo rispetta formalmente la sovranità degli Stati, non conquista territori ma ha un estremo bisogno di conquistare mercati perché i suoi, a causa della iperproduzione, stanno diventando rapidamente saturi. E per far questo deve omologare la mentalità, la socialità, l'economia, le tradizioni, i costumi, possibilmente anche le istituzioni e, insomma, la "way of life" dei popoli indigeni alla nostra per poterli piegare ai nostri consumi.

Questa sottile violenza ha due conseguenze che sono entrambe all'origine delle migrazioni bibliche cui stiamo assistendo negli ultimi decenni. Non parlo delle attuali migrazioni di tunisini, di libici, di egiziani che sono dovute a motivi contingenti e che quindi si esauriranno con essi, parlo di cause profonde che non solo non si esauriranno ma produrranno spostamenti colossali di masse umane rispetto ai quali quelli di oggi sono solo un pallido fantasma.

1) Rese eccentriche rispetto alla propria cultura, che non esiste più o è stata ridotta ai margini, costrette a vivere dei materiali di risulta dell'Impero (si vada a Nairobi, a Lagos, a Karachi) queste popolazioni tendono a venire verso il centro dell'Impero per trovarvi una vita migliore.
2) Se la prima conseguenza è esistenziale, la seconda è crudamente materiale. L'intrusione del modello di sviluppo occidentale nei Paesi del Terzo Mondo ha sradicato le economie di sussistenza (autoproduzione e autoconsumo con ricorso minimo al denaro ma semmai al baratto) su cui questi popoli avevano vissuto, e a volte prosperato, per secoli e millenni, costringendoli a integrarsi nel mercato globale dove si trovano in una posizione di totale debolezza. Non solo perché sono gli ultimi arrivati ma perché a molta di questa gente manca la cultura della kunkurenzkampf di tipo occidentale. Oggi questi Paesi esportano qualcosa ma il ricavato di tali esportazioni non è sufficiente a colmare, neanche lontanamente, il deficit alimentare che si è venuto a creare. E quindi la fame. Un esempio classico è l'Africa Nera, subsahariana. Era praticamente autosufficiente (al 98%) dal punto di vista alimentare nel 1961, ma dieci anni dopo, quando si cominciò a considerarla un mercato interessante per quanto povero (il modello di sviluppo occidentale era già costretto a raschiare il fondo del barile) l'autosufficienza era scesa all'89% e al 78% nel 1978. Poi le cose sono precipitate. Per sapere quel che è successo non sono necessarie le statistiche, basta guardare le immagini che ci vengono dal Continente Nero.

Il terzo colonialismo, quello attuale, prende dal primo l'aggressione a mano armata e dal secondo le motivazioni economiche. L'esigenza essenziale oggi per il modello di sviluppo imperante, in cui sono entrate anche Cina e India (la Russia c'era già da tempo, ma sub specie marxista, cioè di un industrialismo inefficiente) non è più, come nell'Ottocento, di accaparrarsi le materie prime o preziose (rame, ferro, zinco, oro, diamanti e così via) ma le fonti di energia, petrolio e gas, per sostenere e aumentare la sua iperproduttività. Di qui il primo conflitto del Golfo (1991), l'invasione e l'occupazione dell'Afghanistan del 2001 (gasdotto), la riduzione dell'Iraq a neoprotettorato (2003) e ora l'attacco alla Libia. E da certi movimenti che si notano in Siria si capisce benissimo che il prossimo obiettivo sarà l'Iran.
Poiché l'Occidente, campione di morale, rappresentante del Bene contro il Male, che oltretutto conta nelle sue file nientemeno che un "popolo eletto da Dio", non può ammettere di fare delle guerre di conquista cerca di salvarsi l'anima chiamandole con altri nomi: operazioni di polizia internazionale, operazioni di "peace keeping", missioni a difesa dei "diritti umani". Ma non salverà l'anima e nemmeno la pelle. Quasi certamente l'attuale modello di sviluppo, di cui gli Stati Uniti sono la punta di lancia, riuscirà a occupare e omologare a sé l'intero esistente. Ma, raggiunto il suo scopo, crollerà. Non tanto perché, come teme, verranno meno le fonti di energia, la Tecnologia può sempre trovare qualche soluzione alternativa. Ma perché la sua iperproduttività gli cadrà letteralmente sui piedi. Dopo aver preteso dalle popolazioni del Primo e del Terzo Mondo disumani sacrifici umani, in termini di lavoro, di fatica, di stress, di angoscia, di nevrosi, di depressione, di infelicità, non saprà più a chi vendere ciò che produce. E un sistema che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica ma non in natura, nel momento in cui non potrà più crescere imploderà su se stesso. Sarà uno Tsunami economico planetario. Si salveranno gli indigeni delle Isole Andemane, che già se la cavarono senza un morto né un ferito nello tsunami marino di qualche anno fa, che hanno continuato a vivere di caccia, di pesca, di agricoltura, impegnandosi moderatamente perché non hanno il concetto e l'ansia dell'accumulo, e passando il molto tempo che gli rimane in feste, danze, balli, canti, amoreggiamenti e scherzetti osceni perché le loro donne hanno belle e protuberanti chiappe. Tra l'altro gli Andemanensi sono l'unico popolo al mondo a non avere un culto religioso né, tantomeno, un Dio. Cosa, anche questa, che dovrebbe farci riflettere. Se ne fossimo ancora capaci.

          Massimo Fini - La Voce del Ribelle, 10.apr.2011

Etichette: , , , , , , , , , , ,

0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page

 
___________________________________ ___________________________________