Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




venerdì 2 luglio 2010

Mercato libero e dittatore



Nella Storia ci sono stati tanti dittatori feroci e sanguinari ma nulla supera in spietatezza la dittatura del libero mercato. Con la differenza che quelli erano almeno individui, e si poteva sempre sperare di abbatterli, mentre il mercato è un meccanismo, anonimo, impersonale e inesorabile, che chiede ogni giorno sacrifici umani che eclissano qualsiasi strage che possa essere stata commessa in passato.
Per rendere omaggio a questo Moloch impassibile noi gli stiamo immolando tutto: dignità, libertà, valori e ogni esigenza umana che non sia materiale.
Un operaio di Pomigliano, cui era stato chiesto perché avesse votato sì ad un accordo penalizzante, ha risposto: “Così è il mercato”. In nome delle sue necessità inderogabili si accettano lavori da schiavi. E si ringrazia pure.
Dice: il mercato è sempre esistito. A parte che per migliaia di anni l'unica forma accettabile di scambio è stata il dono e il controdono e in seguito il baratto puro (se io ho sale e tu pepe io ti do un po' di sale e tu un po' di pepe senza stare a guardare se l'uno vale più dell'altro), per restare in epoca moderna c'è una differenza sostanziale, di qualità, fra il "capitalismo commerciale", come lo chiamava Marx, e quello industriale.
Il primo opera infatti sull'esistente, su una domanda che c'è già.
Il secondo dapprima dilata enormemente l'offerta di beni esistenti – tessuti per esempio – producendo su scala e a minor prezzo ciò che in precedenza era fatto artigianalmente.
In un secondo tempo, col progredire della scienza tecnologicamente applicata, il capitalismo industriale produce beni nuovi, stimola o inventa bisogni che prima nessuno sapeva di avere e di molti dei quali, per la verità, non aveva mai sentito il bisogno. L'industrialismo, a differenza del commercio classico, ha uno straordinario dinamismo. Per sua intima coerenza ha la necessità assoluta di espandersi. Sia in senso orizzontale, geografico, conquistando alla propria logica popoli che ne erano estranei, sia in senso verticale, cioè non si limita a trasferire beni, li crea. E una volta che li ha creati ha la necessità di smerciarli.
Si scopre la devastante legge di Say: “L'offerta crea la domanda”.
Si scopre la natura illimitata dei bisogni o, piuttosto, la facilità con cui gli esseri umani si lasciano influenzare. Si scopre cioè che i bisogni possono essere eterodiretti, suscitati artificialmente dall'esterno.
Nasce il consumatore e con lui la produzione di massa del futile e anche dell'inutile. I ragazzini della mia generazione non avevano la Tv, Internet, Facebook. Ci siamo divertiti di meno di quelli di oggi? Non credo proprio. Stavamo tutto il giorno in strada a giocare e i giochi ce li inventavamo da noi. Il cellulare vent'anni fa non esisteva. Oggi è diventato indispensabile. Il Gps. E così via. Abbiamo prevalentemente rapporti con macchine. La dittatura del mercato ha altre, e ben più gravi, conseguenze. Il prezzo dei beni superflui diminuisce costantemente, ma quello dei beni essenziali (abitare, nutrirsi, vestire) aumenta altrettanto costantemente. Per reggere questa situazione, in una società dove il superfluo è avvertito come necessario quanto il necessario, siamo diventati schiavi del lavoro in nome del quale si compiono, dalla Rivoluzione industriale in poi, massacri inenarrabili.
Schiavi di un meccanismo che ci ha degradato da uomini a consumatori, a tubi digerenti, a lavandini, a water attraverso i quali devono passare il più velocemente possibile le inutilità che altrettanto rapidamente siamo costretti a produrre.
                                                                             Massimo Fini - da "Il Fatto Quotidiano" del 26.6.2010

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