Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




giovedì 15 luglio 2010

INFORMAZIONE LA FREEDOM HOUSE METTE IL BEL PAESE AL 72ESIMO POSTO CON BENIN E INDIA: DI CHI È LA COLPA?

Stampa libera ecco perché anche il Tonga supera l’Italia   __
 
La classifica della Ong Usa relega i media italiani tra i “parzialmente liberi”. Merito anche di Berlusconi.
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Penultimi in Europa
Peggio di roma c'è solo Istambul: il Vecchio Continente è tutto "free"
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 “Outlier”, ovvero un caso estremo, isolato, speciale, eccezionale. Questo è l’Italia – secondo il rapporto sulla libertà di stampa nel mondo – all’interno della categoria dei Paesi “parzialmente liberi”. Una definizione che esprime stupore e «preoccupazione» da parte della Freedom House, organizzazione indipendente USA che ogni anno stila la classifica su 196 nazioni: nell’edizione del 2010 l’Italia è settantaduesima per libertà di informazione, a pari merito con Benin, Hong Kong e India, superata anche da Trinidad e Tobago, Cile e Vanuatu che risultano “totalmente liberi” e da Tonga e Sud Africa, anche loro “parzialmente liberi”. «Una situazione a dir poco strana se si guarda al “vicinato”», spiega Karin Karlekar della ONG. In un’Europa occidentale in cui il 92% dei Paesi sono classificati come “free”, l’Italia merita il penultimo posto, seguita solo dalla Turchia con cui occupa quell’8% residuo di “party free”, marchio che porta per il secondo anno consecutivo e che aveva già tra 2004 e 2006. Ma cosa è cambiato dal sessantacinquesimo posto tra i “liberi” conquistato nel 2008 e cosa allontana l’Italia dalla vetta della classifica occupata da Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia?
Censura e attacchi ai media
Secondo Karlekar l’Italia rimane, come nel 2009, «nella categoria dei “parzialmente liberi” per l’incremento dei tentativi da parte del Governo di interferire nella politica editoriale delle emittenti pubbliche». Ma l’ONG di Washington chiama le cose con nome e cognome quando affronta l’argomento Le minacce alla libertà dei media continuano a destare preoccupazioni anche nelle forti democrazie. «In Italia – spiega Karlekar – le condizioni sono peggiorate da quando Silvio Berlusconi si è scontrato con la stampa per la copertura delle sue vicende personali, arrivando ad azioni legali contro testate sia nazionali che straniere, e da quando emittenti controllate dallo Stato hanno censurato i contenuti critici».
Proprietà concentrata
Tra i difetti del sistema informativo italiano, però, la Freedom House menziona anche la «pesante concentrazione dei media» in poche mani. La metodologia usata dalla ONG per la classifica tiene conto, infatti, di 109 indicatori riducibili a 23 domande e tre aree: ambiente legale, ambiente politico e ambiente economico. Dal punto di vista legale si considera se il Paese è dotato di leggi che tutelino la libertà di stampa, quanto sia accessibile la professione di giornalista, quanto siano efficaci le authority delle comunicazioni e se il codice penale prevede “punizioni”e restrizioni per i reporter – aspetto che per l’Italia viene penalizzato dalla norma in discussione sull’uso giornalistico delle intercettazioni. Dal punto di vista politico – come esplicita il rapporto – penalizza tutto ciò che è controllo politico o governativo delle emittenti statali, oltre all’accesso ristretto alle fonti, alla censura e all’autocensura. Passando all’ambiente economico l’Italia perde molti punti su alcuni dei quesiti cruciali: «Quanti media sono di proprietà o controllati dal Governo?». A questa domanda ha risposto ieri anche l’organizzazione Reporter Senza Frontiere denunciando che l’Italia è «l’unico Paese al mondo nel quale il presidente del Consiglio controlla direttamente la quasi totalità delle reti tv nazionali: da una parte i tre canali della tv di Stato RAI in quanto premier e dall’altra il più grande gruppo radiotv privato (tre canali e diversi giornali)». Una criticità che non si ferma all’“anomalia Berlusconi”: l’Italia perde punti anche nel quesito sulla trasparenza della proprietà dei media grazie a una storia di scalate a gruppi editoriali, concentrazioni e intrecci proprietari che di trasparente hanno ben poco.<<

COSA NOSTRA TRA I 40 NEMICI DEI MEDIA INSIEME AI DITTATORI E A SIGLE DEL TERRORE                    
Il rapporto di Rsf accusa le mafie attive sulla Penisola
C’è anche la «criminalità mafiosa italiana» tra i 40 “Nemici della libertà di stampa”, elencati nel rapporto annuale diffuso ieri da Reporter Senza Frontiere (RSF) in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa. «I commercianti, gli imprenditori e i magistrati italiani non sono le uniche vittime delle organizzazioni criminali come Cosa Nostra, la camorra, la ‘ndrangheta e la sacra corona unita – scrive RSF nel suo rapporto – Giornalisti e scrittori italiani sono, anch’essi nella loro linea di mira». Tra i 40 nemici della libertà di stampa compaiono anche numerosi capi di Stato di repubbliche ex-sovietiche, tra cui il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, o di regimi dittatoriali come la Corea del Nord, l’Iran e Myanmar. Numerose anche le organizzazioni terroristiche o paramilitari, dalle FARC in Colombia all’ETA.
                                                                                                            Daria Simeone - DNews,4.5.2010

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