Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




domenica 6 giugno 2010

Draghi, signoraggio, e vite stravolte dall'economia



“Disciplina, per tornare alla crescita”, titolava il Corriere in una pagina dedicata alla relazione tecnica del presidente della Banca d’Italia, Mario Draghi. Ha già scritto bene il nostro direttore: nessuna lezione da parte di un ex dipendente Goldman Sachs e proconsole locale della centrale di potere sovranazionale nota come signoraggio bancario. Draghi è il nemico numero uno. La nostra guerra è, prima di tutto, contro il sistema che lui rappresenta: la finanza che controlla i popoli usando la facciata democratica delle elezioni e dei partiti.

In questa guerra un fronte è certamente il signoraggio, ma non è l'unico. Lo scopo finale della nostra lotta, non dimentichiamolo, è liberarsi dalla dittatura dell'economico di cui la piovra bancaria è un mezzo (anzi, il mezzo). Per questo penso che il signoraggio non possa essere disgiunto dalla messa in discussione del dogma della crescita, ovvero dalla decrescita. Il primo individua la struttura oppressiva che si cela dietro il paravento della "democrazia rappresentativa", la seconda indica l'alternativa. Un'alternativa globale, che va al di là del ristretto ambito da sobrietà francescana con cui purtroppo gli stessi suoi fautori a volte la spacciano. Fatta di rimodulazione dei bisogni, di localismo, di democrazia diretta. In una parola: di ritorno dello spazio economico e politico alle dimensioni più prossime, in cui lo sviluppo è di nuovo piegato al qui e ora, non agli obbiettivi folli delle crescite esponenziali. La nuova politica deve mirare a questo, o puntare il dito contro la banca padrona non sarà servito a niente.

Ora, se questo comporta tornare alla dittatura del politico, ben venga. La Politica è - dovrebbe essere - gestione della cosa pubblica sulla base di Ideali scevri dai calcoli di bottega, partitica o lobbistica che sia. L'interesse che si sposa con l'idea, dalla quale viene nobilitato e trasfigurato per un interesse superiore: il Bene collettivo. Chi scrive, avendo un certo credo (Dignità, Libertà, Giustizia), non pensa tale Bene contrapposto a un Male assoluto. Ogni sistema è arbitrario di per sè. Ma un conto è un regime fondato sull'inganno del "migliore dei mondi possibili", impastato di psicotico attaccamento ai quattrini e alla “roba”. Ben altro conto sarebbe uno Stato che, come avveniva in tutti gli Stati e a tutte le latitudini prima del cataclisma moderno, trova la sua legittimità su ragioni prettamente umane. Su aspirazioni, su passioni, su fini ultimi sbagliati finchè si vuole, ma umani. Non l’Uomo al servizio della macchina produttiva e dei listini di Borsa, ma semmai il contrario.

Ora, non si fa una frittata senza rompere qualche uovo. Ogni cambiamento, specie se profondo e radicale come noi auspichiamo, porta con sè rivolgimenti e scontri. Anche violenza. Come quella degli insorti greci di un mese or sono, o quella degli eroici valsusini che nel 2005 bloccarono col proprio corpo le ruspe della Tav. Violenza è opporsi fisicamente. Pacificamente o no, ma mettendoci la faccia e, letteralmente, il peso di tutti sè stessi. Tornando in strada, in piazza, davanti ai palazzi del potere, per far valere la propria sovranità calpestata.

Dobbiamo invertire la logica barbara e alienante per cui la politica si fa solo imbucando un foglietto nell'urna ogni tot anni. Perchè è figlia della sporca logica usa e getta del capitalismo, che ci fa sembrare ogni cosa una merce da consumare. Consumare, con “disciplina” da schiavi, per produrre: se non cominciamo, già oggi nel nostro quotidiano, a rifiutare quest’ordine dall’alto, denunciare lo strapotere finanziario non servirà a niente.

Alessio Mannino - "La Voce del Ribelle",venerdì, giugno 4, 2010 at 11:00

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