Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




venerdì 31 luglio 2009

La condanna del popolo italiano all'autodistruzione


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giovedì 30 luglio 2009

La teoria economica del Dodo

Il dodo è stato un simpatico pennuto inetto al volo vissuto sino alla fine del XVII secolo nell'Isola di Mauritius, alto poco più di 70 cm, dall'andatura goffa vista l'atrofizzazione delle ali, sviluppò abitudini alimentari e di nidificazione nel terreno: ha ispirato anche un personaggio dei fumetti Disney (Spennacchiotto, l'inventore che faceva concorrenza ad Archimede).
Purtroppo per quanto innocuo ed innocente potesse essere questa inimitabile creatura, il dodo non esiste più da circa 400 anni (l'ultimo avvistamento risale al 1681) a seguito dell'introduzione nell'isola da parte dei coloni portoghesi di specie animali antagoniste (come maiali, cani, gatti, ratti e scimmie), le quali iniziarono a predare molto voracemente le sue uova. La sua estinzione fu resa possibile, oltre alla scarsa difendibilità dovuta alla nidificazione a terra ed alla esiguità delle covate, anche dall'indole ingenua del trapassato bipede piuttosto tonto ed accorto dal difendersi da minaccie sino ad allora mai viste. Ancora oggi nel dialetto portoghese il termine "doudo" indica chiunque possa essere preso di mira per la sua bonarietà [evidente qui il parallelo con la variante "buonismo"]. Allora nessuna autorità istituzionale avrebbe pensato che l'ingresso di specie alloctone avrebbe cagionato la scomparsa del volatile inerme.

Basta aspettare ed anche il cosidetto Made in Italy farà presto la fine del dodo ovvero si estinguerà [compresi gli autori stessi di esso, cioè lo stesso popolo italiano].
Proprio come è accaduto al povero pennuto secoli or sono nessuno ha mai pensato di difendere il Made in Italy da predatori esterni che sono stati fatti entrare in Italia senza tanti complimenti, con il solo fine di inchinarsi alle esigenze della produzione imposte dalla tanto osannata globalizzazione (conosciuta anche nel mondo non accademico con il termine di sodomizzazione).
Il Made in Italy che avrebbe dovuto essere il vanto italiano nel mondo in un'epoca di profondi cambiamenti storici è stato svenduto e trasformato in preda, portandolo lentamente all'estinzione. Ormai nell'immaginario collettivo, il termine Made in Italy, ha ancora ben poco di quanto potevamo vantarci negli anni passati: più che produrre in Italia con maestranze, manifattura e ricerca italiana si pensa il più possibile a come far diventare un prodotto "Made in Italy" siglandolo con questa ormai ridicola diciutura. A livello politico non esiste corrente o forza che si sia fatta promotrice della difesa del Made in Italy [e dello stesso popolo italiano appunto] e di tutto quello che esso comporta e genera a livello di indotto.

Vi è di più: pensate che abbiamo avuto governi tanto di destra quanto di sinistra che hanno spinto i nostri industriali a chiudere lo stabilimento italiano per riaprirlo nella provincia del Guandong, aiutandoli successivamente a reimportare tutto l'output produttivo per farlo spacciare come se fosse un prodotto italiano. Forse è il momento di salvare il dodo prima dell'estinzione proponendo l'abbandono dell'insignificante dicitura "Made in Italy" sostituendola con "Prodotto Italiano ©" (marchio inequivocabile che dovrà identificare una merce prodotta in Italia al 100 %, quindi con ideazione, progettazione, manifattura e manodopera operaia esclusivamente italiana).
Basta con l'invasione di finti prodotti Made in Italy che distruggono la capacità di popolamento delle imprese italiane, lasciamo che siano gli altri paesi ad abbracciare ciecamente il dictat della globalizzazione condita con il profitto indiscriminato. Ritorniamo sui nostri passi e pensiamo a come difenderci da prodotti antagonisti che non arrecano beneficio al nostro paese. Persino l'attività di macellazione ed allevamento italiano sta perdendo la sua distintività nel definirsi "Made in Italy" e si appresta a fare la fine del dodo, puntando ormai su mangimi modificati di importazione e carni macellate di provenienza extracomunitaria, ma porzionate presso qualche centro carni italiano per trasmettere l'emblema di carne italiana.

Solo la reale distinzione (istituita con una disciplina giuridica molto severa) tra quello che è effettivamente prodotto in Italia da quello che diventa italiano grazie ad un giro di carte farlocche, può consentire al Titanic Italia di imboccare una strada che preservi dall'estinzione l'artigianato e l'industria italiana. Solo con una stringente campagna di difesa della cosidetta italianità (dal semplice paio di scarpe al prestigioso vestito sartoriale passando per i generi alimentari come il vino ed il formaggio [e continuando con il popolo italiano]) possiamo pensare di prosperare innanzi ad una trasformazione planetaria degli equilibri geoeconomici e ad una migrazione dei tenori di ricchezza e benessere da occidente a oriente. Il dodo si è estinto perchè nessuno ha pensato a difenderlo, nessuno ha immaginato che cosa potesse accadere mettendolo in competizione con animali a lui antagonisti ma non autoctoni, altre specie viventi che poco hanno di originale e distintivo come il dodo. E proprio come il dodo anche il "Made in Italy" [ed il popolo italiano] si sta comportando: ovvero si lascia avvicinare, depauperare e barbaramente sfruttare, senza tanto dimenarsi, come faceva il dodo quando veniva catturato, confidando che il suo predatore fosse un amico che voleva la sua compagnia.

Come possono le forze politiche pensare di salvaguradre l'occupazione e la serenità dei piccoli e medi imprenditori se non si preocupano di mettere delle barriere all'ingresso di merci antagoniste a quelle italiane (nel senso di autentici prodotti italiani) ? Continuo a ribadirlo e a diffondere questo pensiero attraverso il mio manifesto economico, ma vedo solo chiacchiere e distintivo da parte di autorità e farse politiche italiane. Per questo motivo stanno scomparendo produzioni artigianali ed industriali legate a vari settori come il calzaturiero, l'artigianato orafo, le ceramiche d'arredamento, il tessile e l'abbigliamento, il settore conciario, il metalmeccanico di precisione e così via discorrendo [per questo motivo sta scomparendo anche lo stesso popolo italiano]. Ricordiamoci pertanto del dodo, un innocuo e simpatico columbiforme, originale ed unico nel suo aspetto e modo di fare, sempre abituato a non preoccuparsi perchè l'isola che lo ospitava ed in cui si sviluppò genealogicamente non gli dava di che preocuparsi [esattamente come queste popolazioni europee invase da orde di stranieri da tutto il mondo che si stanno mettendo al posto loro causando la loro graduale inevitabile scomparsa], sino all'arrivo improvviso di predatori esterni, introdotti dai grandi speculatori di allora (i colonizzatori), i quali decretarono in meno di settantanni la sua estinzione. Ancora oggi il dodo è il simbolo per antonomasia di una specie che si è estinta con una velocità impressionante . Proprio quello che sta accadendo al panorama imprenditoriale del Made in Italy [e proprio quello che sta accadendo al popolo italiano ed ai popoli europei].



Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/teoria_economica_del_dodo.htm
29.07.2009
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Riproduzione concessa con riproduzione della fonte
EugenioBenetazzo.com http://www.eugeniobenetazzo.com/manifesto_economico.htm
[in parentesi quadra le note dell'autore del Blog]

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domenica 19 luglio 2009

Vocabolario futuro_1


Società multietniche = termine coniato dal potere capitalista per far accettare alle popolazioni europee la loro scomparsa(vedi anche "invasione consensuale"), necessaria alla società dei consumi per continuare a esistere; prezzo pagato dalle società capitalistiche in fallimento per sopravvivere attraverso la svendita delle proprie identità e la distruzione della biodiversità umana locale.
Fu causato dal sistema capitalistico nella sua fase terminale, nella prosecuzione della sua folle corsa verso l'autodistruzione.
La realizzazione di questo scempio epocale ebbe facile successo per il confluire in essa di pressocchè tutte le componenti ideologiche: quelle di sinistra, perchè furono vittima di una ottusità cosiddetta "buonista" che confuse la difesa della biodiversità e la reazione all'invasione con il razzismo, molto temuto per i fantasmi della storia passata: una sinistra che non fu capace e non ebbe il coraggio di andare "oltre", cioè di elaborare,distiguere, e capire a fondo il fenomeno che si inseriva appieno nel percorso dell'evoluzione capitalistica distruttiva dei valori e delle risorse del pianeta; quelle di destra, la destra vincente, quella dell'economia e degli interessi plutocratici, e senza una ispirazione ideologica, consapevole della necessità della scomparsa dell'Europa in cambio della sopravvivenza dell'elite dominante, riuscì a contenere le insignificanti resistenze di una destra ideologica che invece si opponeva a questa trasformazione.La resistenza alla scomparsa dei popoli europei fu condotta solo da un ristretto gruppo di popolazione, di radici ideologiche differenti, ancora ispirata da idee, quelle idee e quei valori che il capitalismo aveva ormai irrimediabilmente distrutto in tutte le sue forme ed espressioni.

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sabato 11 luglio 2009

Il divo Silvio




domenica 5 luglio 2009

L'immagine dell'Italia



Questa immagine, come molte altre simili, meglio di tanti discorsi simboleggia l'Italia di oggi:
un paese morente, non più autosufficente, e incapace di badare a se stesso, il cui popolo sta scomparendo sostituito da popolazioni aliene provenienti da tutto il mondo. Le invasioni barbariche, versione nuovo millennio.
Diventeremo un altra America, un niente cioè, uguale in ogni parte del vecchio mondo occidentale, senza più alcuna identità se non quella di una massa umana indistinta di consumatori.
L'esito di un capitalismo autodistruttivo che divora se stesso nella fase terminale della sua esistenza.

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mercoledì 1 luglio 2009

Da una lettera di un prete al suo vescovo


Alcuni brani tratti da una lettera scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova, al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, inviata qualche settimana fa.
Si tratta di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.



Egregio sig. Cardinale,
...

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà".
Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

... lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e ...

se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica?

Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? ...

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero ...

La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5). ...

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.


Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

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