Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




sabato 6 dicembre 2008

Gli italiani con gli occhi a mandorla e le tigri al polo


Voci di «immigrati di seconda generazione». Adolescenti alla perenne ricerca di equilibrio, visti come stranieri anche se nati nelle nostre città.
«Da dove vieni?» domandano gli amici italiani, vedendo gli occhi a mandorla o la pelle scura.
E loro, infastiditi:«Dal quartiere Lingotto».
«Sì, ma intendevo dire “prima”. Prima, da dove sei venuto?» E quante volte
ripetono a chi si stupisce dell’accento torinese: «Sono nato qui, come te. Ho letto i tuoi stessi libri, frequentato le tue stesse scuole».
Arbert: «Non mi sento né albanese né italiano. Anzi, mi sento sia albanese che italiano».
Siham:«Italiana o marocchina? Preferisco dirmi cittadina del mondo».
Andres: «Mi piace mescolarmi tra la folla. In un posto più aperto si vede che sono straniero, e mi dà fastidio».
E altri coetanei: «Ho paura di tutto». «E’ una doppia vita».
«Il paese dove sono nato è piccolo: giocavo in strada con altri bambini da
mattina a sera, qui rischio di perdermi». «Atterro in Perù con la sensazione d’essere tornato a casa. Un mese dopo volo a Torino, e sono a casa di nuovo».
«Al telefono mi scambiano per piemontese» spiega Caterina, figlia di cinesi. «Ma se dico che sono italiana faccio ridere gli italiani, se mi definisco cinese ridono i miei parenti, perché non mi percepiscono più come tale. Sono diversa, spesso in contrasto con loro, ad esempio sul ruolo della
donna». Fragili e allegri, contraddittori e ribelli, in bilico tra il sentirsi accettati e respinti.
A Torino, un neonato su tre ha almeno un genitore straniero.
Ecco la mostruosità che è stata compiuta.
L'Italia sta scomparendo, la sua specificità, la sua identità.
Così come ogni specificità umana, in nome di questo sviluppo capitalistico globalizzato che tutto travolge e distrugge per il profitto.
Verso una razza mondiale unica e indistinta senza più diversità.
Ma, niente paura, tutto questo tra un po’ apparirà normale, come l’estinzione delle balene, come i pinguini geneticamente modificati all’equatore, come le tigri nell'Antartide, come quel poco di naturale che l’uomo sta lasciando alla natura.
fonte: La Stampa – lun.4-8-2008

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