Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalsociali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




sabato 15 novembre 2008

Biodiversità

Riporto un articolo del biologo Piero Genovesi, sull'invasione "straniera" in campo naturalistico. Notare il sorprendente parallelismo, che molti si rifiutano di considerare (la destra per cinica convenienza, la sinistra per pregiudizio buonista), con la problematica della cosiddetta immigrazione (leggasi invasione) in Italia e in Europa.
Ma forse anche Piero Genovesi è razzista?



STIAMO SUBENDO UNA VERA E PROPRIA INVASIONE. Un attacco insidioso e devastante per le specie nostrane, ma che a malapena viene percepito dalla popolazione locale. Anzi, in diverse occasioni è promosso, o comunque favorito da iniziative sconsiderate dell’uomo. Il problema è che questi invasori hanno il musetto accattivante di uno scoiattolo, o l’elegante aspetto di un visone. Eppure, per le specie nostrane, non sono meno pericolosi dell’inquinamento, o della perdita degli habitat disponibili. Quello delle specie aliene invasive è uno dei maggiori pericoli per la biodiversità. Gli “alieni” sono presenti in tutti i gruppi tassonomici, hanno colonizzato tutti gli ecosistemi terrestri, cambiando le relazioni ecologiche all’interno delle comunità, alterando i processi evolutivi e causando drastici cambiamenti nelle popolazioni native, inclusa l’estinzione. Ma c’è di più, secondo le previsioni, in futuro, queste invasioni biotiche sono destinate a diventare la causa principale di disgregazione ecologica, a causa della rapidità nella diffusione delle specie esotiche. Tutto ciò è da ricondursi alla crescente mobilità della popolazione umana, al veloce sviluppo tecnologico dei mezzi di trasporto, all’aumento del turismo e dei viaggi e al libero commercio in tutto il mondo.


Questi invasori non rappresentano solo un enorme danno alla biodiversità. Essi minacciano anche la salute e il benessere umano. Malgrado la difficoltà di stimare i costi provocati dalle specie aliene – le conseguenze delle erbacce sulla produttività dei raccolti, l’aumento dei costi per il controllo, la diminuzione di acqua disponibile, i costi di gestione per ridurre l’alterazione delle aree protette, il danno rappresentato dai patogeni introdotti, l’impatto degli organismi marini trasportati dalle acque – ragionevolmente si superano i dieci miliardi di Euro all’anno. Solo negli Stati uniti si valuta un costo annuale pari a circa 138 miliardi di dollari. Questi enormi danni hanno promosso iniziative a livello internazionale. La Convention on Biological Diversity (Cbd) del 1992, per esempio, raccomanda di “prevenire l’introduzione di specie aliene, controllarle o eradicarle, in quanto costituiscono una minaccia agli ecosistemi, agli habitat e alle specie”.
Malgrado il riconoscimento dei danni causati dagli “alieni”, svariati ostacoli limitano lo sviluppo di una seria ed effettiva politica per risolvere il problema. Da una parte le nostre conoscenze limitate degli aspetti biologici dell’epidemiologia delle invasioni biotiche – inclusi vettori, parametri ecologici che influenzano la capacità delle specie aliene di diventare invasive, schemi di dispersione – limitano la capacità di predizione e la possibilità di sviluppare e implementare adeguate misure di gestione. D’altra parte, il problema è particolarmente complesso e comprende aspetti non biologici, come le vie di penetrazione, le tecniche agricole, le leggi sulle importazioni, le regole di management e le responsabilità a livello nazionale e internazionale.


Oggi, su 73 specie di mammiferi terrestri (esclusi cioè pipistrelli e cetacei) che vivono in Italia, 15 risultano esotiche, mentre su 484 specie di uccelli 110 non appartengono alla nostra fauna tradizionale. Le vie d’ingresso sono praticamente illimitate. Molti sono gli “evasi” da allevamenti da pelliccia (per esempio la nutria o il visone americano) o da carne (come l’anatra muta). Alcuni fuggono dalle “prigioni dorate” in cui vengono allevati come animali da compagnia, tra questi l’usignolo del Giappone, l’astrilde o il tamia. Altri vengono liberati appositamente per il piacere dei cacciatori, come il colino della Virginia e la coturnice orientale. Altri ancora, importati in nazioni confinanti, hanno attraversato autonomamente i confini italiani, è il caso del cane procione e del fenicottero cileno.
Gran parte dei mammiferi esotici che vivono in Italia è in grado di esercitare impatti significativi sui nostri ambienti. Per esempio la nutria, l’ondatra e il coniglio selvatico danno problemi per le loro attività di scavo o per il loro modo di alimentarsi, il visone americano per la predazione nei confronti di altre specie. Lo scoiattolo grigio, invece, è da tempo indicato come il colpevole della diminuzione delle popolazioni di scoiattolo rosso, con cui è entrato in competizione avendo poi la meglio. Per quanto riguarda invece gli uccelli la situazione è più tranquilla. I rischi maggiori sono rappresentati dalla capacità di incrociarsi con specie autoctone con conseguente inquinamento genetico.
[azz....ma che razzista che è questo! - NdR]
Si parla, oggi, di “epidemiologia” delle invasioni biologiche, per meglio descrivere e studiare un fenomeno che sempre di più assume le caratteristiche di una vera e propria epidemia. Per affrontare seriamente il problema è necessario un approccio olistico. Occorre incrementare le misure di prevenzione, promuovere lo studio e sviluppare metodi di controllo efficaci. Un punto critico è non solo la definizione di queste misure, ma anche la promozione di iniziative a livello globale, perché anche se avessimo i mezzi per limitare le invasioni, questi strumenti potrebbero non risultare accessibili a tutte le nazioni. E gli “alieni” ci hanno già dimostrato di non tenere in alcuna considerazione i confini politici.


Gli “alieni” in Italia
[Ecco, al di là dei buonismi che non c'entrano nulla, e al di là dei razzismi, che c'entrano ancora meno].

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6 Commenti:

  • Alle 16 nov 2008, 09:59:00 , Anonymous maurizio Silvestri ha detto...

    Vedi, secondo me l'errore che fate è il seguente: pensate che l'uomo sia superiore alle formiche. Non è una provocazione, riflettici.
    L'uomo è identico a una formica o a un granello di sabbia se raffrontato all'universo e alla sua evoluzione (2 parametri da considerare quindi: lo spazio e il tempo).
    Faccio un esempio concreto altrimenti non ci capiamo:
    Pangea: ti dice nulla?
    http://it.wikipedia.org/wiki/Pangea

    - I confini geografici sono arbitrari. Oggi ci sono domani no. I continenti si muovono (deriva dei continenti). Alla faccia degli uomini che creano i confini politici
    - In Italia, millenni fa c'erano gli elefanti. Bizzarro vero? Mica sono esistiti solo in Africa e Asia.
    - Le glaciazioni modificano radicalmente clima e territorio e di conseguenza flora e fauna

    Questo per dire che certe EVOLUZIONI accadono indipendentemente dalla volontà dell'uomo. Altre dipendono dall'uomo, certo, ma l'uomo è un animale. L'uomo si sposta nel territorio, così come certi animali varcano i confini politici. E' sempre stato così e sempre lo sarà.
    Solo che l'uomo, dall'alto della sua superbia, pensa di poter controllare tutto, anche l'incontrollabile.
    Tra qualche millennio, l'Italia sarà NUOVAMENTE una giungla tropicale e ci saranno tigri ed elefanti.
    Tra qualche millennio - addirittura - il sole si spegnerà.
    Addio terra.
    Addio Italia.
    Altro che Padania!
    Alcune specie animali, varcano i confini **creati dall'uomo** in modo autonomo, lo dice lo stesso articolo che hai citato. Che facciamo, mettiamo i cecchini alle frontiere per impedire agli uccelli di migrare?
    Scusa se mi permetto, ma... ROTFL!
    Il problema semmai è un'altro: l'introduzione **forzata** di alcune specie animali che farebbero estinguere quelle autoctone per i motivi già detti. Ma qui si parla di forzature, non di evoluzioni e di **naturali** migrazioni.
    Non mi sembra che qualche politico italiano abbia introdotto forzatamente la specie umana dei cinesi (per dirne una). Semplicemente certe evoluzioni accadono indipendentemente dai governi.
    Ti ricordo che i confini politici sono creati **artificialmente** dall'uomo. Non sono il frutto della biologia. Quindi, di cosa stiamo parlando?

    Bizzarro far ricadere all'interno del naturale (la biologia) qualcosa creato artificialmente dall'uomo (i confini).

     
  • Alle 16 nov 2008, 10:52:00 , Blogger Zarco ha detto...

    Dunque secondo te anche l'ambientalista sbaglia. Ok, basta saperlo.
    Ma allora che viviamo affare, quali valori dovrebbero ispirare la nostra vita?
    Sembra che in questo modo qualsiasi cosa succeda vada bene, e quindi anche in campo politico, che differenza c'è, che si lasci che le cose vadano come vadano, che ci importa di impegnarci, lottare, sostenere certi ideali?
    E' chiaro che certe evoluzioni sfuggono al nostro controllo, ma questo giustifica la rassegnazione, l'inerzia, l'accettazione di tutto?
    Nessuno pensa di poter controllare il corso dell'evoluzione.
    Io semplicemente penso di essere un uomo, e dunque di agire come uomo, nel mio piccolo cercando di fare e agire nel modo migliore possibile, tutto qui.
    Cercando di capire cosa è bene e cosa è male.
    Impegnandomi per ciò che ritengo buono e positivo per tutti.
    Sul fronte naturalistico, i rimedi sono indicati nell'articolo, ridicolizzare il problema non lo elimina nè lo risolve.
    Io credo che il problema esista.
    Un primo passo starebbe già nel fatto di riconoscere questo, purtroppo invece siamo ancora nella fase di discussione se certi eventi siano dannosi o no,.... e la maggior parte delle persone anzi non pensa che lo siano, tu sei una di queste appunto.
    E intanto il danno avanza.
    Il problema più grosso è forse il capire che C'E' un problema!
    Non si tratta di intervenire sulla naturale evoluzione degli ecosistemi, ma di evitare i danni catastrofici che il sistema socio-economico occidentale (apparentemente vincente, ma in realtà conducente all' allegra estinzione di chi ne è portatore, e dunque perdente) sta causando IN QUESTI POCHISSIMI ULTIMI ANNI!
    E questo non c'entra nulla con l'evoluzione naturale e con i grandi movimenti epocali, molto più semplicemente è UN sistema sociale (uno tra i tanti) che sta rapidamente distruggendo la Terra.
    Nessuno vuole essere Dio e governare il corso dell'evoluzione, solo si vuole fermare gli evidenti danni di uno sviluppo degenerato dell'umanità!
    E' questo il punto.
    E' evidente la differenza!
    Tu parli di introduzione forzata, ed è esattamente così,..diciamo meglio una introduzione innaturale.
    Non è la volontà di qualche politico, è la volontà del sistema!
    Più evidente di così si muore (APPUNTO!)
    La globalizzazione capitalistica, (perchè di questo si tratta) sta distruggendo il mondo.
    Dopodichè, certo, concordo pienamente con te sul fatto che questi problemi si riducono a nulla se pensiamo alla nostra misera ed insignificante esistenza, se ci confrontiamo con l'immensità spaziale e temporale dell'universo e della sua evoluzione, e dei suoi impenetrabili significati e disegni.
    E, se questo può chiamarsi conforto, è l'unico che spesso riesco a trovare quando mi arrabbio troppo per lo scempio che vedo intorno a me a far da cornice a questa fase iniziale di una nuova, lunga, epoca di decadenza cui l'umanità sta andando incontro.

     
  • Alle 17 nov 2008, 11:26:00 , Anonymous Maurizio Silvestri ha detto...

    Vedi, io considero il capitalismo il male principale dell'umanità mentre giudico il problema dell'invasione inesistente.
    I confini politici sono un'invenzione dell'uomo e quindi sono *già* qualcosa di artificiale. Quindi se proprio vogliamo seguire la tua linea filosofica, sono proprio i confini politici - innaturali - a voler modificare qualcosa di preesistente e naturale e non viceversa. Alla natura non servono i confini politici per preservare la biodiversità! O forse i confini politici sono il frutto della biologia?
    Gli uccelli migrano dai posti più freddi a quelli più caldi, non è che si curano troppo dei confini, delle dogane, degli spazi aerei, delle rotte, dell'area di Schengen, delle cortine di ferro, delle grandi muraglie, etc. Questi sono tutti limiti **artificiali** e creati dall'uomo. O no?

     
  • Alle 17 nov 2008, 18:42:00 , Blogger Zarco ha detto...

    Premetto che anche io considero il capitalismo il male principale dell'umanità in questa fase storica, e proprio la causa degli scempi di cui stiamo parlando.
    Riguardo all'invasione, ti invito a riflettere sulle considerazioni seguenti.
    I confini politici non sono affatto innaturali, ma hanno un ben preciso significato, e sono propriamente l'espressione di quella che è una certa comunità di individui riconoscibile in base a particolari connotati che ne definiscono l'identità.
    In realtà non sono artificiali ma scaturiscono "naturalmente" dalla comunione, sotto diversi aspetti, di un gruppo che è tale appunto perchè accomunato da determinate caratteristiche.
    Gli uccelli (o comunque le altre specie viventi, comprese quelle vegetali) non hanno la capacità di tracciare questi confini, nè i mezzi per difendersi, ma se potessero lo farebbero certamente.
    E comunque questi confini sono quelli della natura, non sono tracciati ma ci sono eccome.
    C'è la tigre del bengala (si chiama così appunto perchè sta lì, in quei confini di fatto), c'è l'orso bianco che sta al polo, c'è l'elefante indiano e quello africano, e così via...
    Le specie che in questo momento nel nostro territorio sono minacciate dalla introduzione di ceppi alieni, come spiega l'articolo, non sono in grado di capire ed elaborare il pericolo, ma se lo fossero certamente cercherebbero di difendersi!
    Dobbiamo farlo, e le persone più avvedute della società lo stanno facendo, noi per loro!
    E ciò perchè la biodiversità è una ricchezza preziosa da preservare nell'interesse di tutti.
    La stessa identica cosa sta accadendo alle comunità umane dell'Europa!
    Vale per noi il medesimo discorso che per tutte le altre specie viventi sul pianeta.
    Non si può non constatare che i nostri confini politici corrispondono quasi sempre a dei confini naturali, geografici o culturali o etnici, che ne sono il presupposto!
    E proprio quando NON corrispondono a questi confini naturali che sorgono i problemi!
    Tantissimi conflitti anche della storia recente derivano proprio da questo.
    Abbiamo anche un esempio in casa nostra: gli altoatesini.
    Essi si sentono per lo più, e giustamente, austriaci, e non si sono mai integrati con gli italiani nè mai lo faranno, tant'è vero che è stato necessario conferire alla regione, dopo lunghe controversie uno status del tutto particolare.
    Parlano prevalentemente il tedesco, che sentono come loro lingua, ed hanno una cultura che si rifà spiccatamente a quella austriaca.
    Ma sono costretti a far parte dell'Italia.
    Il fascismo tentò di integrarli con la forza ma non ci riuscì.
    Questa anomalia, nonostante il dato geografico contrario, è stato ovviamente causato dalla lunga invasione e colonizzazione austriaca del territorio italiano.
    E di questo ancora oggi soffriamo (noi e loro) le conseguenze negative.
    Ecco un caso di confine politico artificiale!
    Queste situazioni (per fortuna non da noi) sono all'origine di moltissimi conflitti.
    Pensiamo ad esempio al Kosovo, una parte integrante della Serbia, occupata nel corso degli anni dagli albanesi. Quello è e sarà ancora per tantissimi anni un focolaio mai spento di conflitto.
    Ma i casi sono innumerevoli.
    Questo sta ora accadendo, e su una scala a mio avviso molto più grave e distruttiva, all'Italia ed a tutta l'Europa.
    Ciò che sta succedendo è proprio lo sconvolgimento dei confini naturali!
    Perchè certo gli asiatici dovrebbero vivere in Asia, lo dice la parola stessa.
    Non c'entrano nulla con l'Europa. E così via dicendo.
    Quando la Svezia sarà popolata da negri, l'islamismo si sarà insediato in Europa, e nelle nostre città ci sarà una commistione ed una confusione totale di razze e di culture, ciò significherà la premessa per la rapida scomparsa delle stesse razze e culture, soprattutto quelle caratteristiche dell'Europa.
    Ma ciò accadrà, perchè siamo una comunità perdente, espressione di un modello sociale (quello capitalistico) perdente e che ci sta portando all'estinzione.
    E mi chiedo cosa ci sia di bello, di positivo e da gioire, in tutto ciò.

     
  • Alle 17 nov 2008, 21:55:00 , Anonymous Maurizio Silvestri ha detto...

    Gli elefanti non sono esclusivi dell'India!
    Pascolavano anche in Italia una volta.
    I confini **politici** sono costruiti dall'uomo con le guerre e le colonizzazioni. La terra è nata senza confini. I limiti li pone l'uomo.

    "Questa è forse la sala più spettacolare del museo, ricca di centinaia di denti e grandi ossa di elefanti antichi, mammut, orsi e altri mammiferi, e di due scheletri completi di mastodonti, precursori degli elefanti, vissuti 4 milioni di anni fa nelle pianure piemontesi dell’Astigiano"

    http://www.museocapellini.org/paleonet/public/page.jsp?id=Wcfb4WbyHHYC

     
  • Alle 18 nov 2008, 17:49:00 , Blogger Zarco ha detto...

    Maurizio, riguardo ai confini politici, ribadisco il fatto che a mio avviso corrispondono sempre a confini naturali che ne sono il fondamento e la premessa.
    Non dico che tutto sia immutabile.
    Ma il tuo richiamo al fatto che 4 milioni di anni fa in Italia c'erano gli elefanti è incongruo.
    E' fuori dalla logica del discorso.
    Qui stiamo parlando della importanza della biodiversità e della sua tutela, non vedo cosa c'entri che 4 milioni di anni fa in Italia c'erano gli elefanti.
    Non vedo alcun nesso proprio.
    Se è per questo 4 miliardi di anni fa non c'era neanche la vita sulla Terra.
    Da ciò si deduce che se domani si diffondesse un virus in grado di distruggere la vita sulla Terra in poche settimane non ci dovremmo scomporre (tanto anche prima la vita non esisteva)?!?!?
    Che discorsi sono?
    Ragionando così va bene tutto (o va male, tanto è lo stesso) e tutto è svuotato di valore.
    Non c'è più alcun riferimento che guidi la nostra azione.

     

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