Resistere, Resistere, Resistere

Resistenza alla dittatura interNazi[onalCapitali]sta = Resistenza all'invasione straniera = Resistenza al genocidio del popolo italiano




mercoledì 13 luglio 2016

George Soros, il folle criminale internazionale che finanzia le false rivoluzioni e le deportazioni dei "rifugiati".

Nel corso degli anni ‘80 e ‘90, Soros ha usato la sua straordinaria ricchezza per finanziare rivoluzioni artificiali in varie nazioni. Durante e dopo il caos ha investito grossi capitali in molte delle attività di ciascuno dei questi paesi ricavandone ingenti profitti. La strategia è quella di acquisire il potere politico e poi utilizzarlo a scopo di profitto. 
Ora il suo impegno in Europa è per spazzare via i confini nazionali e creare una sorta d’incubo globalista rappresentato dall'Unione Europea. Questo è stato recentemente dimostrato molto chiaramente anche dal suo finanziamento della crisi dei rifugiati. Non si tratta di un fenomeno naturale. Ed è facile comprendere che questa correlazione non è una causalità.
Il “Migration Policy Institute” statunitense e la piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti, sono organizzazioni sponsorizzate da Soros, ed entrambi i gruppi sostengono il reinsediamento dei cittadini musulmani del terzo mondo verso l'Europa. Un reporter di Sky News ha trovato dei "manuali" per i migranti sull'isola greca di Lesbo. E' stato poi svelato che i manuali, scritti in arabo, erano stati dati ai rifugiati, prima di attraversare il Mediterraneo, da un gruppo chiamato "Benvenuti nella UE", finanziato (sì avete indovinato!) ancora una volta dalla Open Society Foundation di Soros. Egli è anche l'architetto del "Piano Merkel" per l'accoglienza di centinaia di migliaia di "profughi siriani" in Germania. 
Perché quest'uomo dona così tanti capitali per l'impegno "umanitario"?
Soros vede se stesso come un missionario, e usa i suoi vasti collegamenti politici per influenzare le scelte e creare le crisi, sia economiche e sociali, che favoriscono l'agenda globalista, e quindi il profitto.
La distruzione dell'Europa attraverso l’inondazione di milioni di migranti è interpretabile come un piano infernale diretto a provocare il caos economico e sociale nel continente
La sua lunga esperienza nel trarre profitto dal caos è quasi certamente un catalizzatore per gran parte delle turbolenze geopolitiche che si stanno verificando. Egli è intento a distruggere i confini nazionali e creare una struttura di governo globale con poteri illimitati.
Per qualsiasi persona in grado di pensare in modo razionale, alcuni eventi semplicemente non avrebbero alcun senso. Perché, ad esempio, le nazioni occidentali dovrebbero farsi invadere da milioni di stranieri, i cui valori oltretutto sono assolutamente incompatibili con quelli della propria cultura? Quando guardiamo da vicino l'ordine del giorno, attivamente promosso dal maestro globalista George Soros, le cose diventano più chiare. 
Con ogni evidenza, Soros sta cospirando contro l'umanità, ed agisce nell’ambito di un piano per distruggere le democrazie occidentali.

Estratto da "How George Soros Singlehandedly Created The European Refugee Crisis - And Why"  
DI DAVID GALLAND E  STEPHEN MC BRIDE - 8.7.2016 - Fonte:zerohedge.com - tradotto da Gianluca Grande.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,




venerdì 10 giugno 2016

La Milano disumana dei grattacieli del Qatar


Massimo Fini
Abito ai margini del nuovo quartiere che ruota intorno a piazza Gae Aulenti.
Le mie finestre stanno proprio davanti al ‘grattacielo a banana’, il più alto di Milano, che per la sua forma sbilenca sembra che possa precipitarmi addosso da un momento all’altro. Prima vedevo le prealpi e le alpi, la Grigna di manzoniana memoria, il Cervino, il Rosa.
Milano non è una città di grattacieli, ma storicamente di palazzi signorili che vanno dal Settecento alla fine degli anni Trenta o di case alte non più di dieci piani ma soprattutto di case un tempo popolari che stanno anche in quartieri in pieno centro, come il Brera e Garibaldi, oggi ridotti a Disneyland per turisti scemi come quelli che a Parigi vanno a Montparnasse o a Montmartre, al Dome e alla Coupole credendo di trovarvi ancora Sartre, Breton, Max Ernst, Foujita, Van Dongen. 
In via Fabio Filzi ci sono in tutto un panettiere, un casalinghi, un fruttivendolo, un minimarket. Se hai bisogno di un martello devi andare su eBay.
Proliferano locali trendy che, oltre al lusso, respirano maleducazione da tutti i pori. Per trovare un posto normale devo spingermi verso la Stazione Centrale, dove c’è un piccolo bar tabacchi tenuto da una signora molto garbata che, se non lo sai fare, ti va a prendere personalmente le sigarette, che non ha in negozio, alle macchinette poco a fianco.
Ci passano davanti senza degnarci di uno sguardo belle signore, d’inverno impellicciate e con cagnolini incappottati. E io sogno di prenderle a calci nel sedere fino alla fine della via. La conosco, la conosco bene questa gente. La loro cultura è disarmante come la loro conversazione, perché non va oltre i talk show televisivi.
La Darsena è stata rifatta e ingrandita, ma adesso è affollata di turisti e di ristorantini di ogni specie. Un laghetto come un altro. Non ci sono più le coppie di innamorati che vi andavano a passeggiare e i pittori della domenica che vi cercavano un’ispirazione. Insomma Milano non è più roba per milanesi. 
Ha perso in larga misura la propria identità, quell’aria bonaria che per tanto tempo l’ha caratterizzata. E’ diventata disumana. Come forse tutto quello che, non senza che ci corra un brivido lungo la schiena, chiamiamo Occidente.
Massimo Fini [condensato dal blog]

Etichette: , ,




sabato 7 maggio 2016

Marco Rizzo (PC): queste migrazioni sono volute, e servono per distruggere i diritti dei lavoratori.



«Le recenti parole dei ministri Giannini e Wanka ["I migranti servono a sostituire i lavoratori tedeschi"], che sono solo dei dipendenti dell’attuale blocco di potere capitalistico globale ,  sono la riprova di UN PIANO che io denuncio ormai da tempo, e che QUESTE MIGRAZIONI INARRESTABILI SONO VOLUTE,  allo scopo di  abbattere i diritti dei lavoratori autoctoni, utilizzando i  migranti – come Marx ha insegnato – come “esercito industriale di riserva”.
Vivremo in  una società dove tu lavorerai a intermittenza, e quando lavorerai lo farai senza diritti, né sull’orario, né sul salario, né sul welfare. Ci sarà una concentrazione delle ricchezze sempre più grande nelle mani di pochi: STANNO COSTRUENDO UN MONDO DI NUOVI SCHIAVI. E oggi lo dicono apertamente, ormai senza vergogna. Non hanno  più neanche il pudore di tenere queste politiche nascoste. Dopo che per anni ci hanno privato delle parole, ora tornano a dire la verità, questa amara verità.» 
Marco Rizzo – segretario del Partito Comunista italiano

Etichette: , , , , , , , , , ,




domenica 1 maggio 2016

Come le centrali della NATO controllano la politica dell’UE sui rifugiati


Un fiume incontrollato di profughi di guerra da Siria, Libia, Tunisia e altri Paesi islamici destabilizzati dalle rivoluzioni colorate della ‘primavera araba’ di Washington, ha creato il più grande caos sociale nell”UE, dalla Germania alla Svezia alla Croazia, dalla fine della seconda guerra mondiale. Ormai è chiaro che più di qualcosa di sinistro è in corso, minacciando di distruggere il tessuto sociale del nucleo della civiltà europea.
Pochi si rendono conto che l’intero dramma è orchestrato non dalla cancelliera tedesco Angela Merkel, o dagli anonimi eurocrati della Commissione UE di Bruxelles. È orchestrato dalla cabala di think tank della NATO.
Più di un milione di rifugiati sono entrati in Germania solo l’anno scorso.
Da quel momento, con determinazione di ferro, la cancelliera tedesca ha difeso il criminale regime di Erdogan in Turchia, partner essenziale del suo “piano”. La maggior parte del mondo ha visto con stupore come abbia ignorato i principi della libertà di parola e deciso di perseguire pubblicamente un noto comico della TV tedesca, Jan Boehmermann, per le sue osservazioni satiriche sul presidente turco, abbia scelto d’ignorare l’imprigionamento da parte di Erdogan dei giornalisti e la chiusura dei media dell’opposizione, e le prove schiaccianti di come Erdogan e la famiglia materialmente favoriscano i terroristi dello SIIL in Siria, in realtà creatori della crisi dei rifugiati. Vedere spingere l’UE a consegnare miliardi di euro al regime di Erdogan per il presunto accordo sul flusso di rifugiati dai campi profughi turchi alla vicina UE passando per la Grecia e non solo.
Piano Merkel
Tutte queste azioni apparentemente inspiegabili della una volta pragmatica leader tedesca, sembrano risalire all’adozione di un documento di 14 pagine preparato da una rete di gruppi di riflessione pro-NATO, sfacciatamente intitolato “Piano Merkel”. Ciò che la neo-sicura di sé cancelliera tedesca non disse alla sua ospite Anne Will o ai telespettatori fu che “il suo” piano le era stato consegnato solo quattro giorni prima, il 4 ottobre, come documento dal titolo Piano Merkel, da un neonato think-tank internazionale, ovviamente ben finanziato, chiamato Iniziativa per la Stabilità Europea o ESI. Il sito dell’ESI indica avere uffici a Berlino, Bruxelles e Istanbul, Turchia. Il sospetto è che gli autori del piano ESI l’abbiano intitolato come se provenisse dall’ufficio della Cancelliera tedesca e non da loro. Più sospetto è il contenuto del Piano Merkel dell’ESI. Oltre ad accogliere già più di un milione di rifugiati nel 2015, la Germania dovrebbe “accettare di concedere asilo a 500000 rifugiati siriani registrati in Turchia nei prossimi 12 mesi“. Inoltre, “la Germania dovrebbe accettare le richieste provenienti dalla Turchia… e fornire un trasporto sicuro ai candidati… già registrati presso le autorità turche…” E infine “la Germania dovrebbe accettare di aiutare la Turchia ad avere esenzioni sul visto di viaggio per il 2016“. Il cosiddetto piano Merkel è un prodotto dei think tank legati a NATO-USA e a governi dei Paesi membri della NATO o potenziali soci. La massima “seguire il denaro” è istruttiva in questo caso, per vedere chi realmente dirige l’Unione europea oggi.
ESI
L’ESI nasce dai tentativi della NATO di trasformare il Sud-Est Europa dopo la guerra istigata dagli USA in Jugoslavia negli anni ’90, portando alla balcanizzazione del Paese e la creazione di una importante base USA e NATO, Camp Bondsteel in Kosovo. L’attuale presidente dell’ESI, direttamente responsabile del documento finale Piano Merkel è il sociologo austriaco residente ad Istanbul Gerald Knaus. Knaus è anche membro del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR) e dell’Open Society. Fondato a Londra nel 2007, l’ECFE è un’imitazione dell’influente Council on Foreign Relations di New York, il think-tank creato dai banchieri Rockefeller e JP Morgan nel corso dei colloqui di pace di Versailles del 1919, per coordinare la politica estera globale anglo-statunitense. Significativamente, il riccone creatore dell’ECFR è il miliardario statunitense e finanziatore delle rivoluzioni colorate George Soros.
Praticamente ogni rivoluzione colorata è stata sostenuta dal dipartimento di Stato degli USA dal crollo dell’Unione Sovietica, come in Serbia nel 2000, Ucraina, Georgia, Cina, Brasile e Russia. George Soros e le propaggini delle sue Open Society Foundations finanziano di nascosto ONG e attivisti per la “democrazia” per insediare regimi pro-Washington e filo-NATO. I membri scelti, chiamati membri del Consiglio o associati dell’ECFR londinese comprendono il co-presidente Joschka Fischer, ex-ministro degli Esteri del Partito dei Verdi tedesco che spinse il suo partito ad appoggiare l’illegale bombardamento di Bill Clinton della Serbia nel 1999, privo del sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli altri membri del Consiglio del think tank Counsil on Foreign Relations europeo di Soros includono l’ex-segretario generale della NATO Xavier Solana, il falsificatore ex-ministro della Difesa tedesco caduto in disgrazia Karl-Theodor zu Guttenberg; Annette Heuser, direttrice esecutiva del Bertelsmann Stiftung di Washington DC; Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera; Cem Ozdemir, presidente dei Buendnis90/Die Gruenen; Alexander Graf Lambsdorff, deputato del partito liberale tedesco (FDP); Michael Sturmer, corrispondente Capo del Die Welt; Andre Wilkens, direttore della Fondazione Mercator; il difensore della pederastia al Parlamento europeo Daniel Cohn-Bendit. Cohn-Bendit, noto come “Danny il Rosso” nelle rivolte studentesche francesi del maggio 1968, fu membro del gruppo autonomista Revolutionaerer Kampf(Lotta Rivoluzionaria) a Ruesselsheim, in Germania, insieme al suo stretto alleato e ora presidente dell”ECFR Joschka Fischer. I due continuano ari trovarsi nell’ala “Realo” dei Verdi tedeschi. Le Open Society Foundations è la rete che “promuove la democrazia” esentasse creata da George Soros per promuovere il “libero mercato” pro-FMI dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per liberalizzare il mercato delle economie ex-comuniste aprendo le porte al sistematico saccheggio dell’inestimabile patrimonio minerario ed energetico di quei Paesi. Soros fu l’importante finanziatore del team economico liberale di Boris Eltsin, tra cui l’economista da “Terapia d’urto” di Harvard Jeffrey Sachs e il consigliere liberale di Eltsin Egor Gajdar. Già è chiaro che il “Piano Merkel” è il Piano Soros in effetti. Ma c’è di più, se vogliamo comprendere l’ordine del giorno più oscuro dietro il piano.
I finanziatori dell’ESI
L’Iniziativa per la Stabilità Europea, il think-tank di Gerald Knaus collegato a Soros è finanziato da un impressionante serie di donatori. Il suo sito web li elenca; oltre alle Open Society Foundations di Soros, vi è laMercator Stiftung tedesco legato a Soros, e la Robert Bosch Stiftung. Altro finanziatore è la Commissione europea. Poi, curiosamente la lista dei finanziatori del piano Merkel comprende un’organizzazione dal nome orwelliano, l’United States Institute of Peace. Alcune ricerche rivelano che l’Istituto della Pace degli Stati Uniti non ha nulla a che fare con la pace, essendo presieduto da Stephen Hadley, ex-consigliere dell’US National Security Council  dell’amministrazione guerrafondaia neo-con di Bush-Cheney. Il suo consiglio di amministrazione comprende Ashton B. Carter, l’attuale falco neo-con segretario della Difesa dell’amministrazione Obama; il segretario di Stato John Kerry; il Maggiore-Generale Federico M. Padilla, presidente della National Defense University degli Stati Uniti. Questi sono alcuni architetti molto stagionati della Strategia del Dominio a Pieno Spettro del Pentagono per il dominio militare mondiale degli USA. Gli autori del “Piano Merkel” dell’Iniziativa per la Stabilità Europea, oltre alla generosità delle fondazioni di George Soros, indica come ‘primo’ finanziatore il German Marshall Fund* degli Stati Uniti. Come ho descritto nel mio libro, il think tank German Marshall Fund è tutt’altro che tedesco; “E’ un think tank statunitense di Washington DC. Di fatto, la sua agenda è la distruzione della Germania e più in generale degli Stati sovrani dell’UE per adattarli al programma di globalizzazione di Wall Street“. Il German Marshall Fund di Washington è coinvolto nell’agenda del cambio di regime mondiale degli Stati Uniti d’America in combutta con il National Endowment for Democracy finanziato dagli Stati Uniti, le fondazioni Soros e la facciata della CIA chiamata USAID. Come descrivo nel libro, “Il principale obiettivo del German Marshall Fund, secondo la sua relazione annuale del 2013, è sostenere l’agenda del dipartimento di Stato nelle cosiddette operazioni di costruzione della democrazia nei Paesi ex-comunisti dell’Europa orientale e sud- orientale, dai Balcani al Mar Nero. Significativamente il loro lavoro include l’Ucraina. Nella maggior parte dei casi, collabora con l’USAID, ampiamente identificata quale facciata della CIA collegata al dipartimento di Stato, e la Stewart Mott Foundation che finanzia la National Endowment for Democracy finanziata dal governo degli Stati Uniti“. In particolare, la stessa Stewart Mott Foundation finanzia il Piano Merkel dell’ESI, come anche il Rockefeller Brothers Fund.
Tutto questo dovrebbe far riflettere da chi e per quali obiettivi è stato firmato l’accordo Merkel-Erdogan sulla crisi dei rifugiati nell’UE. La fazione Rockefeller-Bush-Clinton negli Stati Uniti intende usarlo quale grande esperimento d’ingegneria sociale per creare caos e conflitti sociali nell’UE, mentre allo stesso tempo le loro organizzazioni non governative, come NED, Freedom House e fondazioni Soros, si agitano in Siria, Libia e nel mondo islamico? E la Germania, secondo quanto afferma l’ex-consigliere del presidente degli Stati Uniti e amico intimo dei Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, è il “vassallo” degli Stati Uniti nel mondo post-90? Finora, c’è la prova abbastanza netta che sia così. Il ruolo dei think tank collegati a Stati Uniti e NATO è fondamentale per comprendere come la Repubblica Federale di Germania e l’Unione europea siano in realtà eterodirette da oltre Atlantico.
27.04.2016 Autore: F. William Engdahl

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,




martedì 26 aprile 2016

La frontiera e il socialismo


In questi tempi di confusione e di decadenza si sente spesso criticare la frontiera come limite controllato fra stati sovrani. Papa Francesco ha inveito contro il “muro” fra gli Stati Uniti e il Messico, vari politici europei hanno criticato le frontiere, sia quelle interne all’UE (che in teoria, non dovrebbero nemmeno esistere), sia quelle esterne. Nei media si percepisce chiaramente un’insofferenza, un’ostilità alla frontiera, come se la stessa idea di controllare i confini fra stati sia divenuta improvvisamente “brutta e cattiva”
Insomma, che da sempre, dovunque, siano esistite frontiere, che si siano difese a costo di sangue (pensiamo ai “sacri confini della Patria”, per cui combatterono i soldati italiani nella Grande Guerra), sembra non importare alla classe politica e alla élite che controlla i media.

Da dove viene questo ripudio all’idea di frontiera? Dall’ideologia liberale, riflettendo le logiche strutturali del capitalismo. Il liberalismo, da Adam Smith in poi, ha sempre considerato le barriere come un impaccio per libera circolazione dei mercanti e delle merci. Per estensione, siccome la visione antropologica dei liberali è mercatocentrica, gli uomini -intesi come individui agenti in un mercato- dovrebbero essere liberi di spostarsi senza barriere di sorta.
Naturalmente questa è un’utopia che, concretamente, non fu mai possibile realizzare storicamente. 

Inoltre la classe borghese, che aveva assunto il liberalismo come ideologia consona ai propri interessi e alle proprie ambizioni, doveva prima consolidarsi nell’ambito degli stati nazionali e degli imperi coloniali. Per cui durante tutto il XIX secolo e fino a metà del XX, le frontiere furono ben definite, e difese anche da parte “liberale”. La Prima Guerra Mondiale rappresenta un’apogeo dell’idea di frontiera, la cui difesa o modifica in vista della “Vittoria” costò milioni di vite. 

Nel frattempo nel 1922 erano sorti nuovi stati post-liberali: l’Unione Sovietica e l’Italia fascista, una seguendo un modello socialista marxista, e l’altra un modello di socialismo nazionale. Entrambe rafforzarono i propri confini, consapevoli che uno stato che si rispetti e che voglia sopravvivere, deve obbligatoriamente difendere i propri limiti esterni. Ancor più se si propone di costruire un nuovo modello di società.
L’Unione Sovietica tracciò i propri confini dopo la vittoria nella guerra civile e la sconfitta nella guerra russo-polacca. Dall’altra parte gli stati confinanti con essa fecero altrettanto, convertendo il limite fra il primo paese socialista del mondo e gli stati “capitalisti” in una frontiera chiusa quasi ermeticamente. La Russia bolscevica, specialmente da quando Stalin assunse il potere, divenne poi un paradigma per tutti i futuri stati socialisti. La pressione e la minaccia degli stati capitalisti, e la rivalità con questi, sempre fu uno stimolo a mantenere le frontiere ben tracciate e ben vigilate.

Lo scoppio della guerra germano-sovietica diede ragione a chi aveva insistito nel tracciare una rigida frontiera, anche se questa non fu in grado di fermare l’invasione. Dopo la guerra vittoriosa, l’Unione Sovietica estese il suo territorio all’Europa orientale, tracciando un nuovo confine fra il mondo socialista e il mondo capitalista, che si conosce come “Cortina di ferro”. Dal 1946 al 1989 fu un limite praticamente impenetrabile che correva dal Mar Baltico al Mar Nero.
I nuovi stati socialisti fecero altrettanto, tracciando confini ben vigilati. La Cina di Mao ebbe una sua “Cortina di bambù” dove confinava con stati non-comunisti. La Corea del Nord tracciò il suo confine militarizzato -ancor oggi esistente- con la Corea del Sud. Cuba dopo la rivoluzione, essendo un’isola, fu efficace e zelante nel difendere le proprie acque territoriali, e tracciò una frontiera terrestre invalicabile con l’enclave di Guantánamo.

Attraversare la frontiera di uno stato socialista è sempre stato difficile e pericoloso.
Chi pretendesse di farlo illegalmente attraversando fili spinati, torri di vigilanza con lampade e mitragliatrici, campi minati e pattuglie armate, rischiava letteralmente la vita o poteva essere arrestato e gettato in prigione. Uscire o entrare da Cuba significava il rischio di affogare o essere catturati in mare. Insomma, tutti gli stati socialisti hanno sempre difeso a spada tratta le loro frontiere.
Sono gli stati capitalisti che non le vogliono.

Da parte “occidentale” si è sempre criticata la rigidità delle frontiere del socialismo come un ostacolo alla “libertà” di movimento personale ed economico. Ma è ovvio: il capitalismo punta a massimizzare i profitti nell’ambito della produzione e dello scambio, per cui vede le frontiere come un ostacolo. L’ideologia liberale riflette tale interesse rafforzando la difesa della libera circolazione degli uomini e delle idee come parte integrale dei loro diritti fondamentali.
Il “liberismo” o “neoliberalismo”, porta all’estremo questa visione, proclamando la supremazia del mercato globale come modello da applicare in ogni ambito della vita sociale, frontiere comprese. Nel concreto, al capitalismo serve poter muovere liberamente le merci, compresi gli uomini, considerati anch’essi come un bene economico, una “risorsa” come si suol dire oggi. La logica di questi movimenti risponde esclusivamente a un calcolo di costi e benefici, per cui, per esempio, se il lavoratore nativo “costa” troppo (alti salari, diritti acquisiti, spirito combattivo), i capitalisti cercano di importare mano d’opera da fuori per abbassare i costi, creando una feroce competizione nel mercato del lavoro.
È il noto “esercito industriale di riserva” ben descritto da Marx (e prima ancora da Engels).

Le conseguenze negative di allentare o eliminare le frontiere sono sotto gli occhi di tutti, e fanno parte della cronaca quotidiana. D’altronde l’esistenza delle frontiere risponde non solo all’esperienza storica, ma anche al semplice buon senso. Per continuare a esistere qualsiasi società deve tracciare e difendere un confine che separi coloro che ne fanno parte da chi ne è estraneo. E per entrarvi gli estranei devono essere autorizzati mediante documenti di identità e permessi.
Un ipotetico mondo “senza frontiere” sarebbe come una città dove tutte le case fossero prive di porte, portoni e cancelli di ingresso, con la conseguenza che, siccome gli esseri umani non sono tutti “buoni” e rispettosi degli altri, molte case sarebbero sicuramente saccheggiate ed occupate.

In definitiva, l’esperienza storica del socialismo, nonostante l’idea marxista della comunanza degli interessi e le aspirazioni dei lavoratori in tutto il mondo, non ha mai implicato l’abolizione delle frontiere. Anzi! Gli stati socialisti hanno difeso le loro frontiere appassionatamente, per difendere le conquiste dei lavoratori, per proteggere i popoli dalle aggressioni esterne e per impedire il ritorno del capitalismo dove questo era stato abolito.
-Franco Savarino, storico e docente di Storia Contemporanea presso la Escuela Nacional de Antropología e Historia, Città del Messico - Tratto da AzioneCulturale

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,




sabato 9 aprile 2016

Contro il sinistrismo


Una delle malattie della politica italiana odierna è il 'sinistrismo'. 
Oggi la sinistra non è più la soluzione ai problemi ma un problema.
Nella totale mancanza di un progetto politico strategico, la sua ideologia è diventata soltanto il diritto individuale egocentrico di poter fare tutto.Dall’immaginazione al potere al potere dell’ipertrofia dell’io desiderante e consumista.
E ogni limite ad esso è fascismo o nazismo. Tali accuse sono sempre dietro l’angolo.
Il marxismo e la lettura di classe svaniscono come neve al sole.
Gli Stati Uniti d’Europa e il superamento degli Stati vengono visti come un fatto positivo, senza comprendere che è proprio il capitalismo a demolire una parte delle prerogative statali per avere meno inciampi alla sua libertà totale. Mentre lo Stato diventa sempre più un comitato d’affari a tutela dei suoi interessi.
Che il Superstato Unione Europea metta in mora sostanziale e formale le Costituzioni, relegandole a statuti regionali, non importa, è secondario. Se si propone la riconquista della sovranità politica economica e monetaria nazionale, si è etichettati come fascisti, reazionari, leghisti. A nulla serve ricordare che il comunismo è sostenitore di tutte le lotte di liberazione nazionali, che Marx, Lenin, Gramsci hanno, in modi e tempi diversi, teorizzato il radicamento nazionale, l’autodeterminazione nazionale, e che dunque l’internazionalismo non è un sottoprodotto del cosmopolitismo borghese ma il rapporto fra proletariati nazionali. Per queste anime belle la nazione è un tabù.
Il sinistrismo non ha senso critico, e come il capitalismo è una religione. I dogmi non si discutono, si ripetono come mantra.
Anche sull'immigrazione il sinistrismo cosmopolita dà degna prova di sè, non occupandosi della rimozione delle cause di questo fenomeno epocale, ovvero le enormi disparità, la rapina economica, le guerre, la fame, l’attrattiva del consumismo, ma affrontando invece tutto dal punto di vista umanitario ed emotivo. Che poi gli sfollati vadano a ingrossare le periferie, siano utilizzati come esercito di riserva per guerre fra poveri non tange nessuno. Che questo porti anche a conflitti culturali, religiosi, comportamentali è un aspetto secondario: la nostra patria è il mondo intero, e la soluzione è il buonismo. C’è anche un aspetto cinico: non importa che le società di origine perdano i loro figli, i giovani e la mano d'opera di cui hanno bisogno. Nè interessa il fatto che tutti costoro abbiano diritto di vivere in pace a casa loro. Così i confini, i limiti, che servono per costruire le identità, le sole che poi permettono di confrontarsi con l’Altro, sono sostituiti dalle frontiere aperte. Del resto, a questo tipo di sinistra sembra oramai assurdo anche il solo pensare di mettere i confini per imbrigliare i movimenti di capitali e di merci. Viva il liberoscambismo capitalista, viva il mercato dei capitali, delle merci, dei lavoratori. Come si può ben vedere il sinistrismo culturale ed ideologico è l’altra faccia di quel liberismo economico che ha bisogno di individui senza limiti e senza freni.
La sinistra è giunta ad una visione fantastica della realtà, nell’autoillusione, nella incapacità di chiamare le cose col proprio nome. La sinistra oggi non è opposizione, non è alternativa, ma ciò che impedisce opposizione e alternativa.
Ugo Boghetta, politico e parlamentare comunista. 
Attualmente membro della Direzione Nazionale di ‘Rifondazione Comunista’.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,




giovedì 17 marzo 2016

Aleksandr Dugin: “Il liberalismo è diventato un totalitarismo violento, ed è alla sua crisi terminale”



Il liberalismo globale, guidato dal blocco anglo-
statunitense,  sta cercando di imporre 
al mondo,con una violenza più o meno 
velata,un autentico totalitarismo, 
la cui autoreferenzialità non tollera funzionalmente l’esistenza di visioni alternative. Uno stato sovrano diviene un nemico da eliminare nell’esatto momento in cui adotti un modello di sviluppo economico e geopolitico differente dal credo elaborato dalla macchina mediatico-propagandistica di Washington e Londra: nessun soggetto  può avere la libertà di essere non-liberale. 
Abbiamo a che fare con un movimento militarizzato, con fanatici che hanno sacrificato le vite di milioni di persone, e che affermano di parlare dalla prospettiva della Verità. 
Lo spirito dell’esclusivismo liberale sta paralizzando le coscienze e le strutture istituzionali dei popoli occidentali. L'utilitarismo, di cui il liberalismo contemporaneo è una diretta conseguenza, ha avuto, sta avendo ed avrà delle ripercussioni gravissime sui destini dell’umanità. La libertà supposta dal liberalismo è puramente negativa, vale a dire una libertà DA qualsiasi cosa che ostacoli l'appagamento delle ambizioni egoistiche. Non certo una libertà creativa, positiva, sociale, una libertà PER qualcosa.  Il liberalismo è anti-sociale.  In questa tara genetica si trovano i germi implosivi che ne condannano in nuce l’esistenza come teoria e pratica socio-politica. Tali germi possono essere contenuti solo a condizione dell’esistenza di un nemico esterno, che è venuto a mancare dopo il 1991, determinando la crisi terminale del liberalismo a cui stiamo assistendo ai nostri giorni.  Stanno cercando di superarla  con il disperato tentativo di creare nuovi nemici,  che potremmo ormai definire “ologrammatici”.
Quanto durerà l'agonia del liberalismo e della pseudo-civiltà imposta alle nazioni sino ad ora conquistate?  Ci vuole una concezione alternativa in grado di neutralizzare politicamente, militarmente, finanziariamente la minaccia di questo aggressivo  sistema giunto alla conclusione funzionale delle proprie potenzialità storiche, in tal modo cercando di salvare le nazioni “liberalizzate” prima che esse vengano annientate da un’implosione che appare ormai inevitabile.

[Condensato da -Dugin: “Il liberalismo è privazione”- di  Claudio Napoli

Etichette: , , , , , , , , , , ,




mercoledì 16 marzo 2016

Viktor Orbán: l'Europa apre le porte alle invasioni barbariche

Un grande uomo rimasto fedele al suo popolo.
15 marzo 2016, Budapest, nel giorno della festa nazionale ungherese, detto anche Giorno della Rivoluzione.


«In Europa non abbiamo più il diritto di dire la verità. 
Oggi, 168 anni dopo che le nazioni europee hanno combattuto per la loro libertà, l'Europa, la nostra casa comune, non è più libera. Perché libertà significa poter dire la verità, e in Europa oggi è proibito dire la verità. Non abbiamo il diritto di dire ad alta voce che siamo minacciati da nuove invasioni barbariche, portatrici tra l'altro di terrorismo e criminalità nel nostro continente. 
Gli europei non hanno neanche il diritto di affermare, come è evidente, che l'ondata migratoria non è accidentale, ma qualcosa di programmato da molto tempo, un processo controllato e pilotato. 
Gli europei tuttavia si stanno svegliando lentamente, e stanno cominciando a rendersi conto che il loro futuro è in pericolo. Non possiamo lasciare che Bruxelles si metta al di sopra della legge. 
Non permetteremo che spargano i frutti avvelenati delle loro politiche migratorie cosmopolite. In Ungheria non ci saranno quartieri fuori legge, rivolte, bande straniere a cacciare le nostre mogli e figlie. A causa dell'attuale invasione si stanno mettendo a rischio non solo i risultati ottenuti finora ma anche la possibilità di un futuro promettente. É a rischio la stabilita finanziaria, l’ordine pubblico e la cultura nazionale. L’anno 2015 ha messo fine ai tempi in cui la protezione e la sicurezza dell’Europa erano garantite.  Il futuro dell’Europa è compromesso non solo da quelli che vogliono venirci, ma soprattutto da quei leader politici, economici ed intellettuali che cercano di trasformare il continente europeo contro la volontà dei suoi cittadini. Si è creata la più bizzarra coalizione nella storia mondiale, tra trafficanti, attivisti dei diritti civili e politici al vertice, per trasportarci milioni di invasori. A Bruxelles e in alcune capitali europee la cosmopolita elìte intellettuale è contro la maggioranza delle persone. Viene costruito il mondo delle società parallele che sopprime il nostro mondo. Ma l’Europa è Hellas e non è Persia, è Roma e non è Cartagine, è cristianesimo e non è califfato.
La politica migratoria è appoggiata dagli unionisti, quelli che immaginano la EU come “Stati Uniti d’Europa”, mentre quelli che vogliono l’Europa delle nazioni libere la pensano diversamente.
Bisogna fermare Bruxelles perché con la sua folle politica va contro la volontà e la sovranità dei cittadini. Bruxelles non può mettersi contro il popolo europeo. L’Unione Europea non può essere una specie di Unione Sovietica in nuova veste. L’Europa non può e non deve rinunciare ai suoi valori millenari.Insegneremo loro, ai trafficanti e ai migranti che l’Ungheria è un paese sovrano, e che ci si entra solo se si rispettano le leggi e se si obbedisce alle persone in uniforme.
L’Ungheria deve avere tutto il suo coraggio, perché Bruxelles minaccia anche rappresaglie finanziarie. Si può agire, creare, adesso ha senso procedere con veemenza e autostima. Viva l’Europa, viva gli ungheresi!»

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

 
___________________________________ ___________________________________